Lettera del Lettore: e se Lancia tornasse “Great Again”?

Mio nonno guidava una Lancia Lybra del 2000. Questo è il significato che il marchio Lancia ha avuto per me nei primi anni della mia vita.


L’incipit di questo articolo per molti di voi non vuol dire molto e probabilmente starete circoscrivendo questa considerazione del marchio Lancia al pensiero puerile di un bambino.

Infatti, solamente un bambino potrebbe comprendere esclusivamente un dettaglio così minimale all’interno di tutta la grandezza motoristica di Lancia…

In realtà questa affermazione può considerarsi vera solo in modo parziale.


Io sono Alberto, nato nel 2000, e come tutti i ragazzi nati durante la mia generazione, non ho avuto il privilegio di essere un contemporaneo delle Lancia che hanno fatto la storia.

Quando sono nato, modelli come Appia, Stratos e Delta erano già stati presentati, rispettivamente da 50, 27 e 21 anni, e tutte e tre erano merce rara da scovare per le strade dei primi anni 2000.

Le Lancia che incrociavo per strada non erano di certo le auto che avrei voluto avere in garage da grande, quelle Lancia per me erano solamente
“l’auto del nonno”.


Cominciante a comprendere il mio punto?

Chi, tra voi lettori, ha già inteso che un ragazzo della mia età non avrebbe mai potuto innamorarsi da bambino del marchio Lancia?


Di fatti in quel periodo Lancia non commercializzava altro che Fiat con sedili meglio imbottiti ed estetica rivista, spesso in modo discutibile.

Nei primi dieci anni del ventunesimo secolo la Lancia vantava a listino
modelli quali Phedra, Ypsilon e Thesis, che avevano perso ogni accenno di sportività.

Quelle autovetture sarebbero dovute risultare lussuose, ma in realtà non riuscivano a liberarsi della loro sottoscocca Fiat.


Insomma, auto senza classe né grinta che sapevano regalare emozioni quanto un discorso politico dopo le dieci di sera.

Come millennial non avrei mai potuto innamorarmi del marchio Lancia se crescendo non avessi conosciuto il suo passato.


Il cambio di rotta si ebbe quando, accompagnato da mio padre a una fiera di auto storiche, mi cadde l’occhio su un’auto senza paraurti posteriore e ricoperta di varie etichette tra le quali spiccava per dimensioni quella con la scritta Martini.

Mio padre mi spiega che ero davanti ad una Lancia Delta S4 del Gruppo A.

Mi ricordo ancora vivamente la sensazione di stupore che provai quando scoprii che quell’auto fenomenale era una Lancia.

Una Lancia da corsa! Una vera e propria Lancia, come quella del nonno!


Quel pomeriggio iniziò così il mio amore per il marchio Lancia, o meglio, per il marchio che Lancia era.


Tornato a casa accesi il computer di famiglia, lo collegai alla linea del telefono per accedere a Internet col modem 7Mb/s e scoprii che l’auto che avevo appena visto era veloce a tal punto da essere inguidabile e venire quindi ritirata, insieme a tutta la sua categoria, dalle competizioni.

Le ricerche continuarono e venni a conoscenza del fatto che Lancia vinse come costruttore ben 10 campionati del mondo rally, 15 campionati
europei e 24 campionati italiani.


La Lancia, da marchio anonimo e auto di famiglia, si trasformò così in un piccolo sogno.

Mi legai particolarmente a due modelli, l’S4 e la 037, che diventarono le regine del mio garage dei sogni.


Mi sorge, ora, una domanda spontanea: perché non posso sognare nel presente? Di cosa avrebbe bisogno Lancia per ritornare ad essere quello che era?


Sergio Marchionne affermava in un discorso al Festival Economia di Trento che Lancia è un marchio senza futuro e che i vari tentativi di rilancio si sono tutti dimostrati dei fallimenti.

Ma, nel momento in cui si fa di Lancia un rebadge delle vetture Chrysler o Fiat, si può parlare di rilancio?

Sinceramente non credo, è più corretto parlare di accanimento terapeutico su un marchio che si è scelto di far morire e di farlo morire lentamente.

Concludo questo articolo che ho scritto con passione nel tentativo di aver infuso in voi quella speranza che mi tengo dentro, ovvero, che Lancia è ancora salvabile; basterebbe fare leva sul suo passato glorioso per
riscaldare i cuori di noi appassionati.

Chi tra di noi darebbe in partenza per sconfitta la ricomparsa a listino
di una Lancia Delta parente stretto del Deltone? Una nuova HF Integrale inserita nel gruppo C che sappia tener testa ad una Golf GTI.

Chi non vede plausibile il ritorno di una Stratos sviluppata sul pianale di una 4C?


Auto come la Delta Futurista o la Pininfarina New Stratos sono l’esempio vivente che il desiderio di Lancia è ancora vivo.

Se, quindi, vi sono possibili acquirenti, risulta d’obbligo alzare lo sguardo e recitare a FCA quella frase che, una volta, ho scorto su un berretto indossato da Jeremy Clarckson: “MAKE LANCIA GREAT AGAIN”, “rendiamo Lancia di nuovo grande”.

Di Alberto Malinverno
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