10 auto moderne oggiorno introvabili.

Quando per strada passa un’auto rara, come una Lamborghini o una Aston Martin, molti di noi si affrettano nello scattargli una fotografia, consapevoli del fatto che non è cosa da tutti i giorni imbattersi in una vettura del genere.

Eppure, esistono automobili estremamente più rare, che ci passano davanti agli occhi senza nemmeno che ce ne accorgiamo, perchè apparentemente comuni e banali.

Ne abbiamo selezionate 10 tra le più insospettabili:

Cadillac ATS

Nel 2014, Cadillac provò a “bissare” il successo riscosso anni prima in Nord Europa con la BLS, realizzando una nuova vettura concepita appositamente per l’Europa, la Cadillac ATS.

Le linee della carrozzeria erano molto accattivanti, e devono aver attratto numerosi nuovi clienti verso il marchio Cadillac: peccato però che a respingerli ci abbia pensato la gamma dei motori: si poteva scegliere semplicemente tra un 2.0 da 276 cavalli ed un V6 3.6 da ben 470 cavalli, per la costosa versione “ATS-V”. Numeri tutto sommato adatti al mercato americano, così come a quello tedesco o svizzero, ma incompatibili con il costo dei carburanti e con le elevate tasse che vengono riservate a questo genere di vetture in Italia.

Non stupisce, quindi, che in 5 anni di produzione, sul suolo italiano ne siano state vendute appena 12, con una tredicesima ancora in cerca di un proprietario. Le prestazioni c’erano, il prezzo pure (a partire da 40 mila euro), ma il mercato non era quello giusto.

Suzuki Kizashi

Una berlina da 180 cavalli con trazione integrale inseribile, buone dotazioni di serie ed un prezzo di listino accessibile: cosa potrà mai andare storto?

Questo è lo strano caso della Suzuki Kizashi, berlina giapponese importata in Italia solamente tra il 2012 ed il 2013, poco pubblicizzata e rara da trovare anche all’interno degli stessi concessionari Suzuki.

 

Si trattava di una buona auto, che si focalizzava principalmente sul confort e sulla qualità della vita a bordo, tralasciando (suo malgrado) le prestazioni, scarse per un 2.4 da 180 CV, ed i conseguenti consumi (8,4 chilometri con un litro).

Lo stile anonimo e l’assenza di una vera campagna di promozione della vettura hanno contribuito a renderla una delle auto moderne più rare d’Italia: dai concessionari italiani, infatti, sono usciti solamente 66 esemplari.

Seat Toledo

L’apparenza non è tutto, ma nel moderno mercato delle automobili, un design anonimo e banale si paga quasi sempre ad un carissimo prezzo.

Un esempio è dato certamente dal caso della Seat Toledo, versione “a tre volumi” della Volkswagen Polo, offerta con una buona gamma di motori e con un prezzo di listino quasi sempre inferiore ai 20 mila euro.

Il suo formato a quattro porte, però, in Italia è stato il suo principale handicap, ed abbinato all’assenza di una clientela affezionata al marchio Seat in molte zone del nostro paese, ha fatto sì che solamente 359 esemplari siano stati acquistati in Italia. Ovviamente, è andata decisamente meglio nei mercati di Messico, Spagna e Portogallo, dove auto del genere sono più apprezzate.

Daihatsu Charade

Quando Daihatsu decise di ritirarsi dal mercato europeo, nel 2013, prima di “svanire” propose nei propri concessionari un discreto numero di Toyota Yaris della generazione uscente, ad un prezzo di 13.700 euro, ponendovi il proprio marchio e chiamandole “Charade”.

Le vendite sono durate solo alcuni mesi, durante i quali ben poche Charade sono uscite dai concessionari, non tanto per la mancanza di domanda, ma piuttosto per la scarsità di esemplari proposti. Il prezzo era infatti abbastanza competitivo per il segmento in cui andava ad introdursi, nel quale l’unica vera rivale era la Dacia Sandero, molto meno accessoriata.

Dal 2014, della manutenzione delle poche vetture ancora circolanti si occupa la rete Toyota, che ha inglobato il marchio.

Great Wall Voleex C10

Dal 2010 al 2014 sono state importati in territorio italiano alcuni esemplari di Voleex C10 da parte dei concessionari Great Wall, anche se non è mai stata posta ufficialmente nel listino della Casa per l’Italia.

Lo stile ricorda quello della Toyota Yaris, soprattutto nel posteriore, mentre l’avantreno si distingue nettamente grazie ad una vistosissima griglia a “V” cromata, davvero appariscente.

Non si trovano dati ufficiali riguardo il numero di esemplari venduti in Italia, ma si stima che attualmente siano meno di 20 le Voleex C10 circolanti.

Dodge Avenger

Un’altra berlina che voleva insidiare il segmento C, senza però riuscire a fare breccia nel cuore degli italiani, è stata la Dodge Avenger, anonima quattro-porte venduta dal 2008 al 2010 con un listino inferiore ai 30 mila euro ed una sola motorizzazione disponibile, un 2.0 turbodiesel da 140 cavalli.

L’auto non era particolarmente assetata di carburante, nè aveva grandi difetti, ma proprio la sua “banalità”, abbinata ad una campagna pubblicitaria praticamente inesistente, ha fatto sì che ben poche ne siano state effettivamente vendute.

Anche in questo caso, quindi, i grandi brand americani non sono riusciti a piazzare un prodotto che potesse aprire loro la strada verso la “conquista” del mercato italiano.

Opel Sintra

A cavallo tra gli anni ’90 ed il terzo millennio, le Case automobilistiche decisero che il formato di auto ideale per una famiglia numerosa non era più una station wagon, bensì una grande monovolume.

In poco tempo, grazie a numerose e fertili alleanze tra marchi, comparvero sul mercato italiano un gran numero di multispazio di dimensioni esagerate: Citroen Evasion, Fiat Ulysse, Ford Galaxy, Hyundai Trajet, Kia Carnival, Lancia Z, Mercedes Vito, Nissan Serena, Peugeot 806, Renault Espace, Seat Alhambra, Toyota Previa, Volkswagen Sharan, Opel Sintra.

Nessuna di queste vetture ha poi effettivamente riscosso un grande successo, per via del peso elevato, delle dimensioni ingombranti e dei consumi importanti, ma tra queste, la Opel Sintra è stata la più sfortunata in assoluto. Si trattava infatti di una delle monovolume più pericolose in caso di incidente, poichè la piattaforma si deformava ed il piantone dello sterzo collassava, ed era inoltre dotata di interni poco curati. Dalla sua, aveva invece agilità e prestazioni migliori rispetto alla concorrenza, caratteristiche, però, che l’acquirente medio di minivan non considera.

Disponibile in tre versioni, un rarissimo V6 a benzina, un 2.2 turbodiesel, venduto in sole 394 unità a livello globale, ed un meno sfortunato 2.2 a benzina, è durata solamente tre anni, e non ha mai avuto una vera erede.

Tata Aria

Il costruttore indiano Tata per diversi anni ha dominato il segmento delle vetture ultra-economiche in Italia, per poi essere soppiantato dalla Dacia, che proponeva auto dal rapporto qualità/prezzo nettamente migliore.

Ci ha lasciato presentando un ultimo modello, una monovolume rialzata (ben 20 centimetri da terra) dallo stile tutto sommato originale, dotata anche di trazione integrale inseribile e proposta ad un prezzo molto competitivo, la Aria.

Da qualche parte, per realizzare un’auto economica, bisogna pur risparmiare, e Tata ha sacrificato sull’altare del prezzo la voce del comfort e quella dell’agilità. Se a questo aggiungiamo il fatto che fosse venduta da una rete di concessionari ormai in cerca di un nuovo marchio, capiamo subito perchè ne siano state immatricolate solamente 377 nel corso di 4 anni.

Great Wall H6

La generazione H5 del SUV cinese ha spopolato in molte zone d’Italia nonostante la scarsità di concessionari dedicati al marchio, grazie ad un rapporto “dimensioni/prezzo” molto vantaggioso. Con meno di 23 mila euro, si poteva infatti acquistare un fuoristrada che per dimensioni faceva concorrenza ad auto da 45-50 mila.

La sua erede, chiamata H6, non ha saputo replicare questo successo, per via dell’aumento della qualità costruttiva e degli interni, che hanno portato il prezzo di listino fino alla soglia dei 27 mila euro, il territorio di caccia della sempreverde Nissan Qashqai.

Inoltre, mentre gli interni e l’estetica sono “maturati”, l’abbinata motore/cambio è stata lasciata in disparte, ed anche questo fattore ha contribuito al realizzarsi di risultati commerciali poco invidiabili: 276 esemplari venduti dal 2013.

Dopo aver venduto per un anno la H6, Great Wall ha lasciato il mercato italiano, per poi tornare nel 2020 con un nuovo brand, Haval.

Saab 9-5 Sportcombi

Nel 2012, anno dell’effettivo fallimento della Casa svedese, nella sede centrale dell’azienda vi erano ancora 35 esemplari di pre-produzione, dei quali 22 sarebbero stati destinati a crash test. Durante l’asta per il fallimento, sono state vendute tutte, per una cifra di 70 mila euro in media, e di queste ad oggi ne esistono ancora solamente 27.

L’omologazione di queste vetture è stato un calvario, poichè si è dovuto procedere nominando ciascuno di essi “esemplare unico” tramite il TUV tedesco, ed in media sono serviti dai 3 ai 12 mesi per poterle effettivamente guidare sul suolo pubblico legalmente.

Esistono inoltre alcuni carrozzieri nordici che hanno iniziato a trasformare su commissione alcune 9-5 berlina in Sportcombi.