Tutte le auto stravolte per poter essere omologate negli Stati Uniti.

In genere le uniche differenze tra la versione europea di un’auto e quella americana della stessa si limitano al portatarga posteriore di dimensioni ridotte ed ai portabicchieri nell’abitacolo, oltre ovviamente alla presenza o meno dei catarifrangenti a lato dei paraurti.

Ebbene, in realtà sono molti i casi in cui le differenze tra la stessa vettura venduta da un lato dell’Oceano e quella venduta dall’altro sono ben più corpose ed interessanti.

Ecco vari casi eclatanti in cui per essere esportate negli Stati Uniti, delle vetture hanno subito modifiche bizzarre alla carrozzeria, stravolgimenti meccanici e persino la sostituzione del telaio.

Uno dei casi più emblematici è quello della Lamborghini Countach 5000S, supercar che ha pagato a caro prezzo le sue linee esuberanti ed aggressive.

Il paraurti anteriore, infatti, era troppo basso per soddisfare i requisiti statunitensi di omologazione, e pertanto fu necessario aggiungere una vistosa appendice, completamente antiaerodinamica, alla quale a  volte veniva abbinato un eccentrico paraurti anteriore, controproducente dal punto di vista della guidabilità, in quanto alle alte velocità accentua il sottosterzo.

Anche quello posteriore fu rivisto, sebbene in maniera meno drastica: furono aggiunti due paracolpi a sbalzo, che si nascondono abbastanza bene nelle linee del posteriore della Countach.

Damian Morys

Anche l’altra supercar simbolo degli anni ’80, la Ferrari F40, non fu esente da questo tipo di problemi: entrambi i suoi paraurti furono giudicati inadeguati dall’ente americano per la sicurezza stradale, e si dovette montare una linea nera per assorbire gli urti alle basse velocità, tremendamente brutta.

Pure la Testarossa dovette montare un paraurti posteriore differente, con vistosi paracolpi in plastica nera, mentre le contemporanee Porsche 959 e Jaguar XJ220 si esentarono dal problema semplicemente non venendo importate.

Un’altra auto vittima di queste regolamentazioni fu l’iconica McLaren F1.

Per via della disposizione inusuale dei sedili e per il paraurti anteriore troppo basso, essa non poté essere importata negli States, ma un’azienda di nome Ameritech escogitò uno stratagemma ancora oggi sconosciuto ai più: acquistò 7 McLaren F1, cambiò loro i numeri di telaio trasformandole a libretto in “Ameritech F1”, le dotò di un bizzarro paraurti anteriore abbastanza alto da soddisfare l’ente americano e coprì i due sedili dei passeggeri con delle coperture decisamente posticce.

Tutto il contenuto del kit Ameritech

Per completare il tutto, ridussero la potenza del V12 BMW a 627 CV, rendendo così possibile per 7 facoltosi americani il possesso di questa vettura. Ad oggi, tutte e 7 le Ameritech sono state ripristinate alle condizioni originali.

Molte altre auto sono state alterate esteticamente da questo tipo di decreto: la Porsche 944 ad esempio ha visto la sua fluente silhouette distorcersi per via di paraurti anteriori e posteriori vistosamente a sbalzo, così come la BMW E28, deturpata da un enorme paraurti posteriore, le Ferrari Dino 308 GT4 e 308 GTS, allungate da uno spesso fascione di plastica, la Maserati Bora, la Jaguar E-Type V12, le Alfa Romeo Alfetta e Alfa 6, e più di recente pure la prima generazione dell’Audi TT.

Se pensate però che oggi non vi siano di questi problemi, vi sbagliate: ancora oggi, la Bugatti Chiron, per poter essere venduta negli Stati Uniti, deve essere dotata di un paraurti posteriore in plastica a sbalzo.

Vi sono anche casi in cui invece è la legge americana ad essere più permissiva rispetto a quella europea: parliamo della McLaren Senna, che sul mercato americano viene venduta con uno scarico a due sole uscite, anziché tre come nel resto del mondo, poiché negli States non vi sono le strette misure anti-rumore che rappresentano invece la normalità in Paesi come il Regno Unito. Il terzo terminale serve infatti ad attenuare il sound della sportiva inglese, cosa non necessaria nella patria delle Mustang e delle Challenger.

Le modifiche per il mercato americano, però, non interessano solamente l’ambito estetico. Nel caso della BMW M3 E36, infatti, i principali stravolgimenti hanno interessato l’area del motore.

In origine, BMW non intendeva neppure importarla negli Stati Uniti, in quanto la sua potenza abbinata ad un prezzo abbordabile la avrebbero messa nella stessa condizione della Lotus Carlton, ossia fuorilegge.

Gli importatori americani riuscirono però a persuadere la Casa di Monaco, anche se quella che arrivò effettivamente negli Stati Uniti non era certamente la M3 E36 che si sarebbero aspettati: il motore sviluppava al massimo 240 cavalli, ed era stato privato del sistema a valvole a fasatura variabile VANOS, in favore di una sua versione più rudimentale. A livello estetico, si distingueva invece solamente per la presenza di vistosi lavafari anteriori.

L’auto più stravolta dalle leggi americane, però, è certamente la Alfa Romeo 4C. La sua versione europea, infatti, non ha passato né i crash test americani, né tantomeno le prove di idoneità all’omologazione, e pertanto per poterla vendere in uno dei mercati che più la amano, FCA si è vista costretta a realizzare una linea di produzione destinata alla produzione delle sole 4C per gli Stati Uniti.

La prima differenza che si nota è il fatto che i controversi fanali anteriori della 4C Coupè, illegali negli States, siano stati rimpiazzati dagli stessi della spider, e che il porta targa posteriore presenti due cuneette a sbalzo, probabilmente per allungare il paraurti posteriore, e che lo rendono nel contempo adatto alle piccole targhe americane.

Il vero cambiamento, però, è a livello di telaio: la monoscocca della versione americana è infatti prodotta con un metodo differente, che la rende più solida ma anche più pesante (in totale, la 4C statunitense pesa 155 chilogrammi in più, 1050 contro 895).

A conferma di ciò, quando verso la fine del 2019 Alfa Romeo si è vista costretta a terminare la produzione della 4C per il mercato europeo, per via delle nuove norme sulle emissioni che scoraggiano fortemente la produzione di vetture sportive, la linea di produzione modenese, presso la Maserati, non ha smesso di lavorare, ma si è semplicemente dedicata completamente alla produzione di quella americana.

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