Storie di Gruppo S: la Skoda 130 LR EVO

Nel 1985 la categoria “Gruppo B” del Campionato Mondiale di Rally era divenuta la serie di competizioni più seguita dalle Case automobilistiche più importanti a livello globale, per via del suo inimitabile connubio tra visibilità mediatica e possibilità di testare soluzioni innovative da applicare alle vetture di serie.

Sull’onda del suo grande successo, la FIA, che all’epoca si chiamava FISA (Federazione Internazionale Sport Automobilistici), cominciò a redigere il regolamento di una nuova categoria, ancora più estrema: il Gruppo S.

Si imponeva una cilindrata massima per motori aspirati (2400 cc per gli aspirati e la metà per quelli turbocompressi), un peso minimo di 1000 chilogrammi, piloti esclusi, una larghezza massima di 1,9 metri ed una dimensione dei cerchi necessariamente inferiore ai 16″, nonchè ovviamente l’esecuzione di un crash test per mettere alla prova l’obbligatorio roll-bar in acciaio.

Tra le righe del regolamento si legge inoltre una grande rottura con il passato: la scomoda clausola che imponeva la realizzazione di 200 esemplari stradali derivati dalle vetture di competizione era stata eliminata, e ciò garantiva ai costruttori una libertà di progettazione ancora maggiore. Al suo posto, era stato solamente imposto di produrre 10 vetture identiche per prendere parte alle competizioni.

La potenza massima dei motori sarebbe stata limitata a 300 CV, sufficienti per correre a folli velocità su terreni disastrati, ma che nel contempo avrebbero garantito una maggior sicurezza per i piloti, i quali nel frattempo lottavano contro vetture di Gruppo B da 600-650 cavalli.

I tragici eventi avvenuti durante il Campionato del Mondo del 1986, però, hanno imposto alla FISA un netto cambio di programma, in favore di vetture più “umane”, direttamente derivate da vetture di serie. Di conseguenza, i prototipi del Gruppo S non hanno mai preso parte a competizioni ufficiali, e molti di essi sono stati distrutti o rinchiusi in musei.

Se durante il Mondiale dell’86 non fossero avvenuti i gravi incidenti che tutti conosciamo, oggi avremmo altri eroi oltre alle solite 205 T16 e Renault 5 Turbo. Scopriamoli insieme in questa serie di articoli.

Skoda 130LR EVO

Dall'”altro” lato della Cortina di Ferro, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, il motorsport era una disciplina praticata con un buon seguito, in cui si correva con Skoda, Lada e Moskvich modificate sia dai proprietari privati, sia dalle stesse Case.

Nel 1985, il team cecoslovacco Skoda decise di provare il “salto di qualità”, passando dalle gare nazionali al Gruppo B, l’attuale palcoscenico più importante e seguito al mondo.

Il progetto iniziale consisteva in un versione a quattro ruote motrici della berlina Favorit, ma il progetto sfumò quando il governo decise che i turbocompressori sarebbero stati destinati esclusivamente alla produzione di camion.

Miloslav Rejha

Si ripiegò allora per la rivisitazione della 130 LR, vettura che da anni stava riscuotendo grandi successi nei campionati nazionali.

Dopo il bando del Gruppo B, i tecnici Skoda, liberi da qualunque clausola che avrebbe imposto la produzione di 200 vetture stradali, poterono cominciare a sperimentare nuove soluzioni, con una grande attenzione ad aerodinamica e contenimento del peso.

Miloslav Rejha

Il punto debole della vettura era infatti il motore, un 1.3 aspirato da 140 CV, per via del quale avrebbe dovuto correre in un’eventuale sotto-categoria del Gruppo S, e per compensare questo “tallone d’achille”, i cecoslovacchi dovettero ottimizzare il resto della vettura, creando pannelli della carrozzeria in composito e bilanciando il peso, arrivando a posizionare l’impianto di raffreddamento dell’olio all’interno dell’ala posteriore.

La bontà del progetto sarà ovviamente dimostrata solamente dopo l’annullamento del Gruppo S, quando un pilota di rallycross cecoslovacco la acquistò per correre in vari campionati locali europei: per via del suo peso ridotto e della sua grande agilità, era in grado di battere vetture europee ben più costose e potenti.

Quando poi nel 1991 il pilota si ritirò dalle corse, la vettura fu acquistata da due fratelli per poter correre in alcuni rally locali, ignari inizialmente di aver appena portato in garage l’unico prototipo esistente della 130 LR EVO di Gruppo S al mondo.

Una volta resisi conto di ciò che avevano acquistato, iniziarono a restaurarla utilizzando le parti originali che erano state rimpiazzate dal precedente proprietario per correre nel rallycross, e dopo essersi fatti un nome esibendola in vari rally internazionali, e dopo averla prestata al Museo Skoda per renderla nota al grande pubblico, la vendettero all’asta per ben 500 mila euro.