6 colpi di genio che hanno cambiato il mondo dell’Automobile.

La storia dell’Automobile è piena di menti geniali, che ad un certo punto, non si sa come, se ne escono con idee innovative, anche stravaganti, che le Case rivali impiegano anni, se non decenni, per apprezzare, ma che poi si diffondono su un numero sempre maggiore di vetture. In questo articolo, ne prendiamo in esame 6 tra le più significative.

Austin Maestro: comandi vocali

Da ben più di un decennio siamo abituati a sentire lavatrici, robot aspirapolvere, telefoni cellulari “parlare” con noi, e da quando è uscito Siri, nel 2012, ciò ha smesso di essere qualcosa di “inusuale”, diventando parte della quotidianità.

Quarant’anni prima che gli smarphone della Mela cominciassero a raccontarci barzellette, però, l’idea di un oggetto inanimato parlante alimentato da un’intelligenza artificiale aveva già smesso di essere relegata a film fantascientifici di terrorismo psicologico, grazie ad una compatta inglese solo apparentemente tradizionale: la Austin Maestro.

Questa vettura, infatti, nel 1982 iniziò a far parlare di sè grazie alla sua capacità di “comunicare” al guidatore, salutandolo quando entrava in macchina, invitandolo ad allacciare la cintura prima di partire ed avvertendolo quando entrava in riserva.

All’epoca, la soluzione suscitò grande scalpore: un display dall’aspetto futuristico in grado di parlare era quasi anacronistico per quel periodo, per di più montato su una compatta di medie dimensioni.

La scarsa affidabilità della vettura, però, faceva sì che la voce di Nicolette MacKenzie entrasse in azione fin troppo frequentemente, portando all’esasperazione molti proprietari.

Inizialmente, si pensava fosse semplicemente un problema del rudimentale computer di bordo, ma in seguito molti proprietari si accorsero del fatto che non si trattasse sempre di falsi allarmi: la Maestro era costruita in maniera approssimativa, e ciò si traduceva in guasti di ogni genere.

Charlie

Per questo motivo, a qualche mese di distanza dal lancio cominciarono a girare parodie del sistema a comando vocale, come: “Warning! You have bought a British Leyland”. (Attenzione! Hai comprato una British Leyland).

Mercedes-Benz Kubelwagen G5: quattro ruote sterzanti

Da pochi anni, il sistema a quattro ruote sterzanti è diventato un “must” sulle vetture ad alte prestazioni, come l’ Audi RSQ8 o la Lamborghini Aventador S.

La sua origine è attribuita alla Mitsubishi 3000GT, innovativa coupè giapponese degli anni ’90, ma questa affermazione non è completamente vera: il primo sistema di quattro ruote sterzanti al mondo montato su un’auto è infatti apparso già nel 1939, “sotto” la carrozzeria del fuoristrada Mercedes-Benz G5.

Si tratta di un veicolo off-road progettato dalle officine di Stoccarda per servire l’esercito nazista agli albori della Seconda Guerra Mondiale, lussuoso e ben rifinito, come i dettami di regime richiedevano, ma di conseguenza troppo costoso ed anche impacciato nella guida fuoristrada.

Bahnfrend

Il sistema a quattro ruote sterzanti è simile a quello di un mezzo industriale: le ruote posteriori non ruotano di qualche grado a determinate velocità, ma seguono il movimento di quelle anteriori, con rotazione uguale ed opposta. Originale e sfizioso dal punto di vista ingegneristico, ma tremendo dal punto di vista pratico.

Non sorprende quindi il fatto che la maggior parte delle 378 G5 prodotte siano state riconvertite per trasportare alti ufficiali e gerarchi alle parate…

Falcon® Photography, via Wikimedia Commons

Alla Mitsubishi 3000GT resta quindi il merito di aver reso la tecnologia delle quattro ruote sterzanti efficace alla guida su strada.

Lancia Thema 8.32: ala posteriore mobile

Uno dei dettagli più spettacolari delle auto sportive moderne è rappresentato dall’ala posteriore a scomparsa, prodigio di tecnica e tecnologia che non solo assicura carico aerodinamico nei momenti più opportuni, ma, cosa più importante, impressiona i passanti una volta attivato.

Si tratta di un accessorio riservato ancora oggi alle vetture di lusso ad alte prestazioni, e pertanto la prima auto ad avere un alettone posteriore a scomparsa è una berlina con un V8 32 valvole da 215 cavalli: la celebre Lancia Thema 8.32, nota a tutti come “Thema Ferrari” per via del suo motore, “preso” dalla Mondial Quattrovalvole.

Di lì in avanti, sono molte le Case che hanno adottato questa tecnologia, reinventandola nei modi più disparati:

Porsche:

REDDIT

Ford:

DRIVETRIBE

Zenvo:

Crediti in foto

Porsche 959: Aerodinamica attiva

L’aerodinamica attiva è uno degli elementi sui quali si stanno concentrando maggiormente le Case nell’ultimo periodo, essendo un ottimo modo di limitare i consumi, importante per le vetture a motore endotermico e fondamentale per quelle elettriche.

La prima vettura al mondo ad aver avuto dispositivi che modificavano il settaggio di un componente durante la marcia per fini aerodinamici è la Porsche 959, l'”Ivan Drago” tedesco che con un impressionante carico di fredda tecnologia provò a sconfiggere un “Rocky” vestito di rosso, la Ferrari F40, salvo poi venire battuta quanto a velocità massima (314 kh/h contro 328).

Tra i dispositivi più innovativi montati sulla vettura troviamo sospensioni che in base alla velocità abbassano l’assetto della vettura, per ridurre la resistenza dell’aria fino a raggiungere un coefficiente aerodinamico di 0.31. Oggi potrebbe sembrare una banalità, ma ciò è bastato per renderla la prima auto al mondo con aerodinamica attiva.

Le sospensioni della 959, inoltre, potevano anche rialzare notevolmente la vettura, dando origine ad una sorta di hypercar-crossover adatta anche a piccoli tratti di fuoristrada. Una delle poche supercar parcheggiabili sul marciapiede.

Fiat 131 Ibrida: prima vettura Mild-Hybrid

Verso la fine del 2019, sono state presentate le versioni elettrificate delle Fiat Panda e 500, dotate di un sistema di tipo “mild-hybrid”, composto ossia di un motore tradizionale a benzina abbinato ad una power unit elettrica poco potente che assiste il motore durante la marcia.

Trent’anni prima del lancio di queste vetture, però, era già stata presentata un’automobile con un primo, rudimentale esempio di quella tecnologia, sempre prodotto dalla Casa del Lingotto: la Fiat 131 Ibrida.

Il sistema con cui funzionava era piuttosto rudimentale: il motore, un 900cc da 33 cv, era collegato direttamente al differenziale, senza che vi fosse il cambio; al posto della frizione, era stato posizionato un convertitore di coppia, seguito da un albero di trasmissione legato ad un propulsore elettrico da 20 Kw.

Le intenzioni erano lodevoli: fornire una tecnologia che, in tempi di penuria di carburante, avrebbe potuto garantire consumi ridotti. Purtroppo, però, i tecnici del Centro Ricerche Fiat stimarono un aumento dei consumi del 7% causato da questo nuovo sistema, poichè il motore, essendo direttamente collegato al differenziale, faticava a partire, dato che senza la mediazione della scatola del cambio la massima potenza di 33 cv si raggiungeva solamente alla velocità massima.

Il piccolo motore elettrico avrebbe dovuto supplire a questa mancanza, ma nonostante sfruttasse anche un pionieristico sistema di frenata rigenerativa, non riusciva ad erogare potenza sufficiente.

Il progetto di una vettura ibrida fu quindi accantonato fino al 1988, anno in cui fu sviluppata la 33 ibrida, ben più valida e brillante, ma purtroppo anch’essa senza seguito produttivo. Il merito dell’applicazione dell’ibrido alle vetture di serie poteva essere attribuito a Fiat, ma la direzione del marchio non ci ha creduto abbastanza, al punto che le vetture del Lingotto sono le ultime ad essere state elettrificate.

Subaru Impreza WRX STI: intercooler raffreddato ad acqua

Lo scopo dell’intercooler è quello di raffreddare i gas provenienti dalla turbina e destinati alla camera di combustione, aumentandone di conseguenza la densità. Un gas più denso occupa meno spazio, e pertanto l’intervento dell’intercooler permette l’ingresso di una maggiore quantità di comburente nel motore, aumentandone efficenza e prestazioni ed evitando eccessive sollecitazioni termiche.

Tomas Čekanavičius

Se però la turbina si trova molto vicina ad un intercooler montato all’estremità superiore del motore, in particolari condizioni esso viene portato a temperature elevate, e ciò vanifica in parte il suo lavoro. La Subaru Impreza è una delle poche vetture caratterizzate da questa disposizione, grazie alla compattezza in verticale del motore Boxer, e questo problema potrebbe quindi presentarsi.

A 0:45 il sistema al lavoro.

Già nel 2005, però, è stata trovata una soluzione: una pompa che spruzza dell’acqua proveniente da un serbatorio nel retro direttamente sull’intercooler, raffreddandolo. Questa pompa è comandabile manualmente, tramite un tasto alla sinistra del volante, che gli appassionati consigliano di premere quando, dopo essere rimasti imbottigliati nel traffico, la strada si libera e si vuole spalancare il gas, o quando si richiede uno sforzo prolungato e costante dal motore.

Grazie a questa soluzione, La Subaru Impreza WRX STI può beneficiare dell’efficenza maggiore garantita da un intercooler montato sopra al motore rispetto a quello montato anteriormente della Mitsubishi Lancer Evolution, limitandone nel contempo le controindicazioni.