Le migliori vetture JDM economiche acquistabili oggi in Italia.

Negli ultimi anni, in Italia abbiamo assistito ad una vera e propria “esplosione” del fenomeno JDM: se prima le auto sportive giapponesi erano rimaste confinate agli autodromi ed ai raduni di appassionati del settore, oggigiorno sembra che tutti desiderino possedere una GTR R34, una Supra o una RX-7.

Come di consuetudine, di fronte ad una domanda crescente, i valori delle vetture più iconiche del segmento sono schizzati alle stelle, con Supra che vengono vendute a 70 mila euro e R34 che superano la soglia dei 100.000. Ma è ancora possibile acquistare vetture JDM senza svenarsi? Ecco quindi le 5 migliori vetture JDM economiche acquistabili oggi in Italia.

Honda CRX

@alejandrojose12

Tutti sogniamo di guidare una vettura sportiva, di premere l’acceleratore e percepire una forte pressione contro il sedile mentre un ululato ci culla l’udito, ma nella vita di tutti i giorni, non ci troviamo sempre su un’idilliaca superstrada americana deserta, nè possiamo sorvolare la formalità del pagamento della benzina, come avverrebbe in un videogioco.

Pertanto, oltre che le prestazioni, prima di acquistare un’auto ci tocca dare un’occhiata approfondita anche al consumo di carburante, e purtroppo lo sguardo cade spesso su cifre che scoraggiano dall’acquisto chi intende anche avere anche altre passioni nella vita. Ma può esistere una vettura sportiva che sia parca nei consumi nel tragitto casa-spesa, ma che poi sappia scatenarsi quando ve n’è l’occasione?

Nel 1983, gli ingegneri Honda per primi giunsero alla soluzione del problema: un motore a fasatura variabile, ossia con due differenti profili di camme, dei quali il primo entra in azione ai bassi regimi, mentre quando la lancetta comincia ad avvicinarsi alla zona rossa interviene il secondo, che permette alle valvole di restare aperte più a lungo, facendo quindi entrare più carburante nella camera di combustione aumentando le prestazioni.

Il primo mezzo di trasporto ad adottare questo ingegnoso sistema fu una motocicletta, la Honda CBR400, ma fortunatamente a partire dal 1987 la tecnologia “V-TEC” venne applicata al mondo dell’automobilismo, regalandoci una bella compatta sportiva, la Civic 1.6 da 150 CV, e la sua versione coupè, l’affascinante Honda CRX 1.6Vt.

@alejandrojose12

Questa piccola bomba nel 1987 era in grado di “mangiarsi” le compatte sportive che popolavano le strade italiane: la Fiat Uno Turbo aveva 105 CV, la Renault 5 GT Turbo 115, la Ford Fiesta RS Turbo e la Peugeot 205 GTI 1.9 130, la Renault 5 GT Turbo 115, mentre la CRX ne sprigionava ben 150.

Anche sul piano puramente estetico aveva una marcia in più: alle forme da compatta delle classiche hot hatch dell’epoca, opponeva una linea più fluente ed aerodinamica, che la faceva assomigliare più ad una coupè che non ad una vettura da tutti i giorni ribassata e potenziata, anche se in fin dei conti lo era.

@alejandrojose12

In Italia, si possono trovare diversi esemplari di Honda CRX, data la sua relativa diffusione e la buona affidabilità della vettura. I prezzi partono da 5-6 mila euro per esemplari in condizioni discrete, e già con 10-12 mila euro si può portare a casa un esemplare in ottime condizioni iscritto all’ASI. I prezzi stanno per iniziare a salire, e quando diventerà una “youngtimer” come la M3 E30 o la 205 GTI, non sarà più così facile acquistarne una.

Al prezzo d’acquisto, si aggiungono naturalmente le spese per passaggio di proprietà, 548 euro, e l’assicurazione, che dipende da molteplici fattori, mentre il bollo è sorvolabile tramite iscrizione all’ASI. La manutenzione ordinaria è necessaria, e se è stata eseguita correttamente la CRX può raggiungere anche chilometraggi elevati senza costosi grattacapi.

La vera JDM: Per il mercato interno giapponese (ossia il Japanese Domestic Market), Honda ha realizzato una versione ancora più “pepata” della CRX, denominata SiR. Monta lo stesso V-TEC 1.6 della vettura europea, ma produce 10 cavalli extra, ed è disponibile solo con la guida a destra. Pochissimi esemplari in Italia, tutti importati dal Giappone e dal valore ben difficile da stimare.

La versione SiR

 

 

 

Nissan 300ZX (Z32)

Rob King

Un’auto giapponese può essere considerata desiderabile anche se non è apparsa nei primi 3 capitoli di Fast and Furious, solo che a quanto pare non se ne sono resi conto ancora tutti. Pertanto, mentre le “star” del primo film della Universal, la Supra, la Skyline e da poco anche la RX-7, sono diventate dei “cult” osannati, ci sono vetture più valide e performanti che ancora non godono della meritata fama, ed alle aste vengono battute a cifre nettamente minori.

È il caso della seconda generazione della Nissan 300ZX, auto sportiva, se non addirittura supercar, che tanto era desiderata negli anni ’90, tanto è stata dimenticata nei due decenni successivi. La premessa è ottima: un 3.0 V6, disponibile sia aspirato che con doppia turbina Garrett, che muove un corpo vettura dalle linee da supercar.

The359

Anche il curriculum è di tutto rispetto: nel 1990, una versione limitata sviluppata in collaborazione con HKS è divenuta la terza auto stradale più veloce al mondo, mentre nel 1994 ha trionfato nella propria categoria nella 24 Ore di Le Mans, per poi essere bandita perchè troppo potente. Car and Driver per 7 anni consecutivi l’ha inclusa nella propria lista delle “car of the year”, mentre Motor Trend l’ha classificata come miglior vettura import (così chiamano le vetture giapponesi negli Stati Uniti) degli anni ’90.

Rob King

Nonostante tutto ciò, la Nissan 300ZX non è diventata parte dei sogni proibiti delle generazioni moderne, ma ciò gioca a vantaggio di chi desidera acquistarne una oggi. I prezzi, infatti, sono ancora “umani”, e partono da soli 15.000 euro in Italia, mentre i classici esemplari perfetti con 2-3 mila chilometri venduti alle aste d’elite statuinitensi non hanno ancora superato i 50.000. Ma prima o poi lo faranno.

Con 27.000 euro è possibile acquistare una Nissan Qashqai grigia, oppure una supercar V6 doppio turbo da 283 CV con quattro ruote sterzanti, interni pregiati e gli stessi fanali anteriori della Lamborghini Diablo in ottime condizioni e con meno di 50.000 chilometri all’attivo.

Rob King

La manutenzione, però, potrebbe risultare costosa, se non è stata trattata con cura dal precedente proprietario, perchè l’impianto elettrico è complesso ed i pezzi di ricambio sono abbastanza costosi. Il bollo non è un problema, in quanto è iscrivibile ASI, mentre il passaggio di proprietà richiede 961 €.

La vera JDM: Per il mercato interno giapponese, sono state create le varianti “Version S”, con un nuovo paraurti anteriore più “arrabbiato”, spoiler posteriore, cerchioni BBS e nuovi fanali di coda (guidabile in Forza Horizon 4), e la “Version R”, con sedili da corsa Recaro, minigonne ed inserti in fibra di carbonio negli interni (star di Gran Turismo). Estremamente rare in Europa, e dal valore difficile da stimare.

La 300ZX Version R

 

 

Mazda RX-8

@carter.rx

Il motore rotativo è una tecnologia davvero originale, nata per offrire la stessa potenza di un classico propulsore a cilindri, ma con peso, cilindrata, vibrazioni ed emissioni inferiori. Il suo funzionamento è piuttosto semplice: un rotore a tre lobi ruota all’interno del proprio apposito vano, eseguendo i cicli di aspirazione, compressione, combustione e scarico. Al centro del rotore troviamo una bronzina, che trasmette il moto all’albero motore.

Un motore rotativo in azione Autore: Y_tambe

Varie Case hanno provato ad applicarlo, incuriosite dai vantaggi che il suo inventore, Felix Wankel, proponeva. Citroen, Mercedes-Benz, Chevrolet, AMC, Suzuki ed Alfa Romeo hanno eseguito lunghe sessioni di test, tramite appositi prototipi come la Mercedes C111, per testarne le capacità, ma si sono presto rese tutte conto del fatto che un motore del genere comporta non pochi svantaggi: il lubrificante non riesce a svolgere il proprio lavoro in maniera ottimale, e ciò causa un’usura precoce del vano motore.

L’unica Casa ad aver continuato ad utilizzare questa curiosa tecnologia fino agli anni 2010 è Mazda, marchio che nel corso della sua storia ha sempre avuto dei periodi di “follia” in cui ha espresso notevole creatività ingegneristica. Il costruttore di Hiroshima, infatti, ha creduto fino all’ultimo nel motore rotativo, utilizzandolo sia per “spingere” le proprie sportive di bandiera, sia per trionfare alla 24 Ore di Le Mans, con la 787B.

@carter.rx

L’ultima vettura ad averlo montato è stata la Mazda RX-8, sportiva giapponese che fa dell’originalità il proprio punto di forza: il motore non è convenzionale, così come non è convenzionale la forma della carrozzeria, caratterizzata da una coppia di porte “tradizionali” e da un paio più piccolo e dall’apertura controvento.

È stata offerta in una grande varietà di allestimenti, con potenze comprese tra i 192 ed i 231 CV e con cambio manuale a 5 o 6 rapporti, automatico a 4 o sequenziale a 6, ma in Italia era importata solamente la versione di “punta”, con 231 CV e manuale a 6 marce. Se trovate RX-8 in Italia con una configurazione differente, significa che è stata importata.

“consumi pessimi, brucia olio”
Foto: Surreal Name Given

Le opinioni degli appassionati nei confronti di questa vettura sono quasi unanimi: ne viene lodata l’agilità su strada ed in pista, così come la sfruttabilità nel quotidiano, mentre riceve numerose critiche l’affidabilità del suo motore rotativo, che nonostante sia l’evoluzione più raffinata della tecnologia Wankel, non è esente dai problemi di usura precoce che da sempre affliggono questa tipologia di propulsori.

Vauxford

Per via di questa sua reputazione, è attualmente una delle vetture sportive più economiche acquisabili in Italia, con prezzi che partono da 3.500 euro, cifra che fa concorrenza alla Daewoo Matiz ed alla Lancia Musa. Come sempre, però, chi più spende, meno spende: alzando la cifra fino a 9 mila euro, ci si può portare a casa una gran bella vettura con motore mantenuto correttamente, o addirittura rimpiazzato (o “rifatto”, per parlare nel gergo di Autoscout).

Inutile dire che è bene evitare vetture elaborate o “pasticciate”: se già nella configurazione di serie il motore rischia di rompersi, pensate quanto può durare sottoposto a sollecitazioni non previste dal costruttore.

@carter.rx

La manutenzione si concentra soprattutto sul motore, che va revisionato frequentemente per evitare spiacevoli grattacapi. Il resto della vettura, invece, è solido, fatta eccezione per piccoli dettagli come le guarnizioni dei fanali posteriori, il bracciolo portaoggetti e le alette parasole. Con un totale di 193.094 esemplari prodotti (!!!), però, non è difficile reperire ricambi. Il passaggio di proprietà attualmente costerebbe 801 euro, il bollo 580.

La vera JDM: Per il solo mercato interno giapponese, Mazda ha creato una versione speciale della RX-8 per celebrarne la carriera, prima del termine della produzione. Gli ultimi 2000 esemplari prodotti sono stati creati con un obiettivo solo: il puro piacere di guida. Pertanto, sono dotati di sospensioni da corsa Blistenin, una pompa che inserisce l’olio nel motore più generosa, porte e cofano in alluminio, cerchioni BBS da 19 pollici in alluminio e sedili da corsa Recaro. In origine, Mazda aveva pianificato di produrne solamente 1000, ma le proteste degli appassionati giapponesi e bengalesi convinsero i dirigenti a raddoppiare il numero inizialmente previsto. Curiosità: in Bangladesh rappresenta ciò che in Italia è la Lancia Delta Integrale.

La RX-8 Spirit R.

 

 

 

Nissan 350Z

Greg Gjerdingen

La lettera “Z” nel nome di una vettura Nissan corrisponde alla “M” per le vetture BMW o alla sigla “GTA” per le vetture Alfa Romeo: serve a ricordare che l’intento della vettura non è semplicemente fornire mobilità al guidatore, ma trasmettere sensazioni di piacere lungo tutto il tragitto.

Morio

La prima auto a sfoggiarla è stata la Datsun 240Z, coupè anni ’70 molto apprezzata per la semplicità e la leggerezza con cui produceva grandi sorrisi. Non aveva un motore esuberante come quello di una BMW, non era pomposa come una Jaguar, ma era più economica da acquistare e mantenere, nonchè più umile ed amichevole. Fu un successo.

La sua erede, la Nissan 300ZX, come avrete notato nei paragrafi precedenti era la sua completa antitesi: lussuosa, potente, pesante e, negli ultimi anni di produzione, anche costosa. Anch’essa fu molto apprezzata globalmente, ma i fedelissimi della divinità della “Z maiuscola” ritenevano che non avesse i requisiti necessari per far parte della “stirpe”. Occorreva quindi una coupè dalle dimensioni compatte, leggera ed economica, che potesse riportare sulla giusta via la dinastia.

Zach87

La risposta a questa crescente domanda arrivò nel 1999, sottoforma di una concept fortemente ispirata all’originale 240Z. La risposta del pubblico è figlia di quegli anni: “Bella, ma vogliamo una vettura nuova!”. Se fosse successo oggi, probabilmente sarebbe stata: “Bella, ma non assomiglia abbastanza alla vettura originale”.

Nel luglio del 2002, arrivò ciò che tutti volevano: una nuova coupè, agile e leggera, dalle linee morbide e moderne, con sotto il cofano il V6 VQ35DE, il motore delle berline di media gamma di Nissan, portato a 287 CV e 371 Nm di coppia. Questa vettura, chiamata “350Z” seguendo la stessa logica che aveva portato alla creazione del nome “240Z”, ossia le prime due cifre della nomenclatura del motore, seguite da uno 0 e da una Z,  era l’incarnazione di ciò che gli appassionati di tutto il mondo richiedevano.

Greg Gjerdingen

Fu un successo: nei primi due anni di produzione, ne furono venduti quasi 50.000 esemplari solamente negli Stati Uniti, ma le liste d’attesa continuavano ad allungarsi. Negli anni 2000, le vetture sportive non erano semplici sfoggi di capacità ingegneristiche di una Casa, bensì erano proficue macchine da soldim e quindi per mantenere intatto il proprio successo, e per mantenere viva anche la rivalità con la Mazda RX-8, fu continuamente sottoposta ad aggiornamenti, che portarono gradualmente potenze maggiori (fino a 306 CV), ammodernamenti degli interni e soprattutto una miriade di versioni speciali di ogni genere.

Anche l’Italia ha abbracciato l’arrivo di questa nuova sportiva. Sulla Penisola, sono infatti ancora presenti un buon numero di 350Z, e ciò garantisce un mercato dell’usato molto meno confuso ed “insidioso” rispetto a quello di altre tipiche JDM come la 240SX o la RX-7.

johnny_nissan

Attualmente, si trovano buone vetture con 10-12 mila euro, mentre con 16-18 mila si porta in garage una 350Z in ottime condizioni e con chilometraggi bassi. Se la vettura non è stata spremuta in pista, né è stata esageratamente elaborata, risulta affidabile sul piano generale, grazie anche ad un motore molto collaudato. Il passaggio di proprietà richiede circa 953€, il bollo attorno ai 770 euro.

La vera JDM: nel 2007, per il solo mercato interno giapponese, è stata creata una serie limitata in 300 esemplari ad alte prestazioni, direttamente derivata dalla vettura con cui il team Nismo ha preso parte in svariate competizioni. Si chiama Type 380RS Nismo, ha 350 CV e costava 38.000 dollari da nuova. Portarne una ad un raduno JDM in Italia vi porterebbe al centro dell’attenzione, ma non pensate di spendere meno di 50.000 euro…