Quanto costano oggi le compatte sportive degli anni ’80 e ’90?

Molti sostengono che ai ragazzi di oggi interessino molto meno le automobili rispetto al passato, e purtroppo contraddire a questa affermazione comporterebbe una distorsione della realtà.

La colpa, però, non risiede nella mentalità delle nuove generazioni, che secondo molti avrebbero barattato l’amore per i motori con quello per i videogiochi, bensì sta nell’attuale offerta di vetture sportive abbordabili: nel listino del nuovo, non c’è alcuna vettura da appassionato acquistabile con il budget medio di un ragazzo.

C’è la Abarth 595, sì, ma più che una sportiva è una vettura chic da aperitivo, che punta tutto sull’apparenza e sul sound. La nuova Fiesta ST e la Subaru BRZ sono forse le uniche due vetture sportive a listino che si possono ancora guidare in canottiera, ma la prima, con un prezzo che parte da 28.000, è abbastanza costosa, mentre la seconda è una coupè e comporta quindi notevoli difficoltà nell’uso quotidiano.

In passato non era così: esistevano vetture piccole, dal prezzo non eccessivo, che rappresentavano il “sogno possibile” degli appassionati. Ma è ancora possibile comprarne una?

Citroen AX Sport

Niers de Witt, via Flickr

Citroen non è mai stato un marchio dedito alla costruzione di vetture ad alte prestazioni, e pertanto a cavallo tra gli anni ’80 e ’90 ben pochi giovani di fronte ad una Fiat Uno Turbo o Peugeot 205 GTI hanno pensato “no, ciò che voglio è la versione sportiva della macchina della professoressa di musica”.

La vettura con cui Citroen si è affacciata sul mercato delle “bare” a quattro ruote nel 1987 era infatti la AX Sport, ossia una piccola vetturetta da paesino denudata di ogni ammennicolo non strettamente necessario al funzionamento della vettura. Con 13 milioni di lire dell’epoca si compravano un motore 1.3 da 95 CV, un volante, quattro ruote, qualche sedile e ben poco altro, quanto bastava cioè per divertirsi su strad…ehm, in pista con indosso i debiti dispositivi di sicurezza…

Per via della scarsa reputazione di Citroen tra gli appassionati di sportive, in Italia questa vettura ebbe ben poco successo. Si stima che in totale ne siano stati importati d’Oltralpe solamente 300 esemplari, la maggior parte di essi per essere convertiti in vetture da rally, per via del peso estremamente ridotto (715 kg) e per lo sterzo affilato.

Oggigiorno, quindi, le AX Sport in condizioni originali sono delle vere mosche bianche. Per acquistare uno dei pochissimi esemplari presenti sul mercato italiano al momento occorrono solamente dai 5 agli 8 mila euro, cifra destinata solamente a crescere data la scarsità.

Fiat Uno Turbo

La risposta italiana alla crescente voglia di compatte sportive arrivò facendo tanto rumore, come di consuetudine, e (sempre come di consuetudine) riuscendo ad accaparrarsi apprezzamenti, sorrisi, pacche sulla spalla e soprattutto vendite.

Parliamo della Fiat Uno Turbo, piccola bomba di casa Fiat che con un 1.3 sovralimentato da 105 CV riusciva a raggiungere i 100 chilometri orari in 8.3 secondi, per poi continuare ad accelerare fin quando le lancette del contagiri toccavano quota “200”.

Essa è l’emblema stesso degli anni ’80: lo spoiler in vetroresina sul portellone, la scritta “Turbo i.e.” sulle fiancate, il marmittone a sbalzo, il rosso che compare un po’ ovunque, dai sedili al coprimozzo con lo Scorpione, sono tutti dettagli che non possono appartenere a nessun’altra epoca storica, così come il quadro digitale al posto della strumentazione analogica, disponibile dal 1986 e che pare uscito direttamente dal 2015 di “Ritorno al Futuro”.

Il primo aggettivo che viene utilizzato per descriverla è “ignorante”, ma dietro l’immagine di razzo tascabile si cela un concentrato di tecnica e tecnologia, in cui spicca un primo abbozzo di quello che sarebbe poi divenuto l’ABS: l’Antiskid, un rudimentale sistema antibloccaggio prodotto dall’inglese AP Lockheed, che evitava il barbaro spiattellamento delle gomme agendo solamente sulle ruote anteriori.

@albizuhh

La Fiat Uno Turbo è una vettura che porta attorno a sè un’aura di “leggenda” non solo in Italia, ma anche negli States e persino in Nuova Zelanda. Questo grande interessamento da parte del pubblico, ciò che oggi viene chiamato “hype”, per il momento non comporta un aumento considerevole del prezzo nel mercato dell’usato.

Si possono trovare Uno Turbo in condizioni molto buone già a 7-8 mila euro, ed aumentando il budget fino a 15 mila si possono acquistare esemplari in condizioni impeccabili e con gli optional “giusti”, come il sopracitato Antiskid.

Ford Fiesta XR2i

Oggi non se ne parla più molto, ma negli anni ’90 la Fiesta XR2i era tra le compatte sportive più scelte dai giovani, sia perchè costava circa 2 milioni di lire in meno rispetto alle concorrenti, sia perchè montava un 1.6 8 valvole da 110 cavalli di potenza massima, che poteva portare la Fiestina fino a 193 chilometri orari.

Spendendo meno delle rivali, si doveva pur rinunciare a qualcosa, e nel caso della XR2i si tratta dell’handling: già all’epoca, le riviste del settore ne criticavano le sospensioni, fin troppo morbide per una vettura prestazionale, e sottolineavano come ciò potesse portare la vettura in sovrasterzo con troppa facilità. Negli anni ’90, però, non tutti si sarebbero lamentati, se la propria vettura avesse avuto tendenza a sbandare…

Sapeva però ripagarsi con un’estetica accattivante, fatta di un muso reso bello arrabbiato dai fari supplementari sdoppiati ed un profilo azzurro che percorre paraurti e fiancate, giusto per ribadire alla Thema che se la ritrovava negli specchietti che non si trattava di una Fiesta qualunque.

In Italia, ha saputo riscuotere un notevole successo, soprattutto tra i giovani. Oggigiorno, però, non è comune trovarne un esemplare in vendita: tante di esse sono finite nei fossi a lato delle stradine provinciali, soprattutto in prossimità di curve…

Un esemplare in buone condizioni può costare dai 6.000 ai 10.000 euro, mentre aumentando un po’ il budget si può portare in garage la sua sorella cattiva: la RS Turbo, che faceva i 210 grazie ai suoi 130 cavalli di potenza massima, ottenuti con l’aggiunta di una turbina Garret.

Peugeot 205 GTI

Andrew Bone

Oggigiorno, il marchio Peugeot puzza un po’ di noia, di vetture valide ma con poche emozioni, e pertanto può sembrare strano che una delle vetture più desiderabili degli anni ’80 fosse proprio della Casa del Leone.

Parliamo della 205, una compatta che ha iniziato la propria carriera nel 1983 imponendosi come vettura agile e leggera che strizzava l’occhio ai giovani, anche realizzando versioni speciali in collaborazione con i marchi più in voga del momento: Best Company, Lacoste, El Charro…

La versione che tutti desideravano, però, era la GTI, disponibile in due differenti varianti: la 1.6, da 105 o 115 CV e 137 Nm di coppia, e la 1.9, da 130. Questi numeri oggigiorno fanno sorridere, perchè siamo abituati a vetture “da sbadiglio” con 120-130 cavalli, ma sulla piccola Peugeot erano già più che sufficienti per combinare disastri, essendo ben più leggera di una tonnellata e non avendo inizialmente avuto pesanti vincoli antinquinamento nè grandi norme sulla sicurezza…

Era famosa per l’erogazione convinta ed il piglio sportivo abbinati ad un costo di mantenimento comunque sostenibile, e la sua versione da rally, denominata T16, contribuì a consacrarne il mito. Dal 1988, inoltre, alla “famiglia” delle compatte sportive Peugeot si aggiunse una nuova versione, che con il suo nome, “Rallye”, intendeva proprio richiamare le imprese nel Gruppo B del mondiale Rally della T16.

Essa permise a Peugeot di “acchiappare” anche chi non se la sentiva di portarsi a casa una GTI, perchè spaventato dai costi di gestione o dalla diceria (non esattamente infondata) che soprattutto in rilascio tendesse a sovrasterzare parecchio. Con un più piccolo 1.3 da 105 CV non c’erano più scuse.

Molti esemplari di 205 Rallye o GTI oggi sono accartocciati su se stessi negli angoli di qualche sfasciacarrozze, ma non è comunque impossibile trovarne sul mercato dell’usato. Per via del “mito” attorno ad essa, paradossalmente costa molto di più della sua rara versione cabriolet, la CTI. Per portarne a casa una, occorrono almeno 10 mila euro, ma gli esemplari in vendita attualmente sono soprattutto in buone condizioni.

Renault 5 GT Turbo

Dalla patria del lusso e dell’eleganza arrivava un’altra piccola bomba che di lussuoso ed elegante non aveva proprio nulla.

Si tratta della Renault 5 GT Turbo, ossia una compatta francese per recarsi al supermercato, che si era ritrovata nel vano motore il propulsore di una vecchia sportivetta che di cognome faceva Alpine, portato a 115 CV grazie ad una nuova turbina, ed un bodykit che “sa” di anni ’80 come suonare il clacson ad un conoscente per strada, fatto di allargamenti di carreggiata, minigonne e paraurti “arrabbiati”.

È rimasta sul mercato per soli 5 anni, ma le sono bastati per riservarsi l’amore di un gran numero di appassionati, che sapevano portarla a 100 chilometri orari in 7.6 secondi dopo averla ritirata dal concessionario, e in qualcosina di meno dopo essere passati dal meccanico per “controllare l’olio”.

La 5 GT Turbo era infatti nota anche per la sua indole elaborabile, ed è per questo che pochi esemplari disponibili sul mercato attuale sono in condizioni originali ed intonsi.

Trovarne un esemplare in buone condizioni non è però un’impresa ardua: con una cifra tra gli 11 ed i 15 mila euro, se ne può acquistare una già “pronta all’uso”, mentre risparmiando 3-4 mila euro si porta a casa un impegno da proseguire ogni weekend.

@manulero2010