Gli effetti del coronavirus sull’automobile. Che impatto ha, ed avrà, sul mercato e sulle competizioni?

Il corona-virus è l’argomento “caldo” del momento, ed il suo diffondersi sta causando non pochi disagi ad una fetta sempre maggiore della popolazione globale.

Nemmeno il mondo dell’automobile è esente da questi nuovi ostacoli: tra chiusure di fabbriche, crolli del mercato e cancellazioni di eventi, non sta certamente passando un bel periodo.

Vediamo più nel dettaglio quali sono, e quali saranno, le conseguenze del coronavirus cinese sul mercato e sul mondo dell’automobile.

Niente Gran Premio di Cina

Emperornie, tramite Wikimedia Commons

Per evitare la diffusione del virus tra spettatori e membri del paddock, la FIA in accordo con Liberty Media ha deciso di “posticipare” a data da definirsi il Gran Premio di Shangai del 2020, che si sarebbe tenuto tra il 15 ed il 17 di Aprile.

La Federazione Internazionale dell’Automobile tramite comunicati ufficiali ha infatti dichiarato:” Il Gran Premio di Cina è da sempre una tappa molto importante del calendario di Formula 1 ed i fan sono sempre fantastici. Cercheremo di correre in Cina il prima possibile, ed auguriamo alla popolazione il meglio durante questi periodi ostici”.

Tra il Gran Premio di Vietnam, che dovrebbe tenersi il 5 Aprile, pandemia permettendo, e quello d’Olanda passerà quindi un lungo mese, nel quale gli appassionati di Formula 1 dovranno accontentarsi di riguardare i Gran Premi del passato…

Land Rover senza componenti

Land Rover MENA, via Wikimedia Commons

Una delle Case più orgogliose delle proprie origini e del proprio passato pare dipendere dalle importazioni dalla Cina più di quanto ci si sarebbe aspettati.

In un’intervista rilasciata al quotidiano inglese “The Guardian”, infatti, il direttore esecutivo di Jaguar-Land Rover ha dichiarato che nel giro di tre settimane cominceranno a scarseggiare componenti necessarie per l’assemblamento di diversi veicoli della gamma Land Rover.

Inoltre, ha affermato come, sempre per via del dilagare del virus, le vendite di JLR in Cina hanno subito un forte rallentamento, il che è preoccupante per il marchio, che da qualche anno ha visto aumentare i propri profitti proprio grazie al mercato cinese.

Crollo del 92% del mercato automobilistico cinese

Il mercato cinese è uno dei più importanti a livello mondiale per i costruttori generalisti, come Volkswagen e Ford, mentre è di vitale importanza per i brand di lusso, come Ferrari, Lamborghini, Aston Martin, Bentley, Rolls Royce e McLaren.

I produttori d’elite automobilistici, infatti, da circa un decennio strizzano l’occhio alla Cina, proponendo vetture pensate soprattutto per il mercato locale, come la BMW X7 e la Aston Martin DBX. Gli oramai ex-figli di Mao, complice un rapidissimo sviluppo economico del Paese, hanno infatti abbandonato ogni dettame comunista, in favore delle lussuosissime vetture europee, che nonostante l’alta imposizione fiscale e gli elevatissimi prezzi di listino, stanno prendendo sempre più piede nelle neonate metropoli orientali.

Un crollo del genere, registrato ad inizio Febbraio 2020, è quindi molto preoccupante per queste Case, che, vedendosi limitati i fondi, si troverebbero probabilmente costrette a sopprimere lo sviluppo di vetture da competizione.

Fabbriche FIAT a corto di pezzi

Matti Blume, via Wikimedia Commons

Un’altra Casa che ha visto le proprie scorte di pezzi decimate a causa del dilagare dell’epidemia e della conseguente pandemia è FIAT, il più importante costruttore di automobili italiano, che in seguito alle recenti politiche di delocalizzazione è sempre più dipendente da Paesi esteri.

Secondo il Financial Times, infatti, la produzione di FIAT nel giro di quattro settimane potrebbe essere interrotta in diversi stabilimenti europei, come conseguenza delle misure di prevenzione attuate dal ministro cinese.

Salone dell’Auto di Pechino rimandato

Jengtingchen, via Wikimedia Commons

Il Salone dell’Automobile di Pechino, o “Beijing Auto Show”, nel 2020 avrebbe dovuto svolgere il ruolo di vetrina mondiale dell’auto elettrica, della guida autonoma e della connettività delle vetture.

Per la felicità di tutti coloro che non perdonano a Porsche l’aggiunta del Turbo alla 911, invece, l’evento è stato posticipato a data da definirsi, per evitare di fungere da super diffusore di coronavirus. Per il Salone, infatti, sarebbero giunti a Pechino giornalisti, visitatori, ingegneri e dirigenti da ogni parte del mondo, e le conseguenze sono facili da immaginare…

Case europee in difficoltà

Roger W, via Flickr

Quasi ogni Casa europea ha fabbriche in territorio cinese, mentre ogni produttore, dal più piccolo atelier artigianale alla più vasta e proficua multinazionale, monta sulla propria vettura almeno un componente di derivazione orientale.

Le conseguenze derivanti dalla chiusura di parecchi impianti industriali in Cina, quindi, sono di notevole entità, e colpiscono direttamente l’economia europea.

Secondo i report delle agenzie di rating, Volkswagen sarà il marchio che perderà più fatturato a causa dell’epidemia, avendo diversi stabilimenti in Cina producenti una gamma interamente dedicata, seguito da Renault, General Motors, FCA, Hyundai-KIA, che ha sospeso l’assemblamento di vetture nello stabilimento automobilistico più produttivo del mondo, Honda e Nissan.

Nessun produttore sarà quindi esente dalle conseguenze del virus cinese, a causa dell’importanza del mercato e della presenza massiccia di fabbriche di componenti. Gli analisti prevedono quindi la nascita di alleanze tra marchi, per potersi sostenere vicendevolmente nel momento di difficoltà.

In tutto questo, è da tenere conto anche della condizione di DR Automobili, Casa italiana che importa vetture cinesi e le modifica per i gusti europei (approfondiamo l’argomento in questo articolo). Se la faccenda del coronavirus dovesse prolungarsi, le conseguenze potrebbero essere gravi per lo stabilimento di Isernia, appena ripresosi da una pesante crisi.

Immagine di copertina: Mario Ohibsky da Pixabay