Cinque buoni motivi per cui la collaborazione con BMW ha reso la Toyota Supra A90 un’auto migliore.

La Toyota Supra A90 ha subito pesantissime critiche per via della sua stretta parentela con la BMW Z4: chi si lamentava degli interni, chi del motore, chi dell'”anima”; insomma, sembrava che tutti fossero riusciti a trovare un aspetto della nuova Supra da criticare per guadagnare il proprio agognato quarto d’ora di popolarità.

La realtà, però, spesso è diversa da ciò che viene raccontato su internet, e lo stesso principio può essere applicato al caso della Toyota Supra A90. In questo articolo vi propongo infatti cinque motivi per cui la collaborazione con BMW ha fatto bene allo sviluppo della quinta generazione della regina assoluta del JDM, con l’intento di far nascere in voi spunti di riflessione, ma senza l’intenzione di influenzarvi. Buona lettura.

1- Esiste

Il primo vantaggio apportato dalla collaborazione con BMW è rappresentato dall’esistenza stessa della vettura. Senza una condivisione di budget e materiali, infatti, la Toyota Supra A80 non avrebbe avuto un’erede.

Sembra strano pensare che un colosso industriale come Toyota non abbia le risorse necessarie per costruire una vettura sportiva dal prezzo non eccessivo, eppure questa è la situazione creatasi a livello globale per via della corsa all’elettrificazione. Toyota stava investendo troppe risorse nello sviluppo di vetture 100% elettriche, consapevole di non riuscire a rientrare dall’investimento in tempi brevi, e anche solo pensare di progettare una supercar da 340 CV da vendere in poche migliaia di esemplari all’anno sarebbe stato altamente irrazionale.

La partnership con BMW ha quindi permesso la nascita della vettura. Non male come prima argomentazione 🙂

2- Non è ibrida

Personalmente non ho nulla contro le automobili ibride, men che meno se il powertrain ha la doppia funzione di risparmiare carburante e di aumentare le prestazioni. Memore però del caso della Honda NSX, e della “sollevazione” causata dalla presenza di un powertrain ibrido montato nel vano motore dell’erede della “madre” del leggendario V-TEC Honda, trovo che una Toyota Supra ibrida sarebbe stata accolta da appassionati di JDM indignati, tatuaggi raffiguranti il motore 2J-Z con didascalie “rest in peace” ed una caterva di articoli, video e persino meme volti a screditarla.

Se la Supra fosse stata prodotta tramite un progetto indipendente di Toyota, quasi certamente avrebbe avuto sotto il cofano un quattro cilindri, aiutato da un powertrain ibrido. Gli stessi che si lamentano oggigiorno della collaborazione con BMW sarebbero ancora più scontenti se si fosse arrivati a questo punto.

3- Non è un SUV

La presentazione della nuova Ford Puma può essere vista come monito ai denigratori della nuova Toyota Supra. Come già saprete, infatti, l’erede della Puma, piccola coupè abbordabile di inizio millennio, è una crossover dal design bizzarro, incompatibile con il proprio nome. Non è assurdo quindi pensare che anche la Supra avrebbe potuto incorrere in un destino tristemente simile: il nome “Supra” evoca il concetto di “altezza, elevazione”, e foneticamente si sarebbe prestato bene ad una SUV coupè basata sulla Toyota RAV4.

Lascio immaginare a voi come sarebbe stata ricevuta una Supra SUV coupè, magari elettrificata…

4- L’abitacolo è moderno

Le automobili giapponesi sono in genere esteticamente belle, affidabili e meccanicamente raffinate, ma hanno un tallone d’achille: gli interni. In genere, salendo a bordo di una vettura giapponese ci si ritrova di fronte a sistemi di infotainment obsoleti, grafiche arcaiche, console centrali che invecchiano all’istante e finestrini che non salgono del tutto con un solo tocco del tasto. Per restare in tema “leggende dell’automobilismo”, prendiamo l’esempio della attuale Nissan GT-R: esteticamente spettacolare, performante, ben realizzata, ma con interni nettamente inferiori rispetto alla concorrenza, tristi e poco curati.

Se Toyota si fosse dedicata in maniera indipendente alla progettazione di essi, non sarebbero certamente stati tanto vivibili e moderni quanto quelli di cui è stata equipaggiata. Okay, assomigliano decisamente a quelli di una BMW di media gamma, ma almeno hanno un’ottima ergonomia ed un display centrale attuale.

5- È una vettura per chi ama guidare

La Toyota Supra A90 ha ricevuto numerosi complimenti per l’handling, per il feeling al volante e per l’agilità, ed è in grado di competere con le coupè sportive nella sua fascia di prezzo. Se non fosse avvenuta la collaborazione con BMW, probabilmente non sarebbe stata una vettura altrettanto valida a livello dinamico, sia perchè a Monaco di Baviera con sterzo e telai ci sanno fare, sia perchè è stato possibile investire un budget più elevato nello sviluppo della piattaforma.

Se Toyota ci avesse lavorato in automonia, infatti, avrebbe dovuto operare dei tagli nei costi, che si sarebbero certamente fatti sentire. Non pensiate però che su strada si comporti alla stessa maniera della Z4: il settaggio delle sospensioni è differente, così come la gestione della potenza. La BMW è stata sviluppata per essere guidata comodamente su strada, la Supra invece strizza l’occhio alla pista.

In conclusione

La collaborazione con BMW ha fatto più bene che male alla generazione A90 della Toyota Supra. Grazie al contributo della Casa dell’Elica, è potuta nascere una vettura che continuerà a far parlare di sè nei prossimi anni, uno degli ultimi baluardi del “vecchio” panorama automobilistico, uno spettacolare canto del cigno dell’era dei motori termici, che saprà farsi amare e rimpiangere.