Tre restomod che sanno far girare la testa: Porsche 959, Aston Martin Vanquish e BMW M3 E30.

Il restomod è una delle tendenze automobilistiche del momento. Il concetto alla base è abbastanza semplice: si prende una vettura classica in condizioni discrete, si rimpiazzano i componenti obsoleti con parti moderne e dalle prestazioni superiore, e per concludere si “attualizza” l’esterno, con fanali di ultima generazione e verniciature che seguono le tendenze del momento.

Questo fenomeno gode di grande fama tra gli appassionati, ma è anche aspramente criticato dagli coloro i quali che prediligono la ricerca delle condizioni originali. In questo articolo vi proponiamo tre diversi esempi di vetture restomod, basati su iconiche auto sportive del passato, con l’intento di far nascere, accrescere o cambiare la vostra opinione riguardo l’argomento. Buona lettura!

1- Porsche 959 SC by Canepa

Dietro ogni progetto, c’è sempre un’idea ben chiara sul proprio obiettivo. Nel caso della 959 SC by Canepa, è quello di creare la 959 “perfetta”, cancellandone ogni imperfezione ed incrementandone le prestazioni, ad opera del pilota americano Bruce Canepa, responsabile dell’importazione negli States di circa 50 esemplari su 300 prodotti, e della successiva omologazione tramite la clausola “show or display”, che preclude la possibilità di circolare su strada aperta, ma permette di partecipare a fiere e raduni organizzati.

Il motore, un piccolo 2.9 boxer a 6 cilindri raffreddato ad acqua, in una vettura di serie sviluppa 444 CV di potenza massima, una cifra che per l’epoca era decisamente sopra la media, ma che oggigiorno possiamo trovare anche su SUV di medie dimensioni. Pertanto, i tecnici di Caneva hanno smontato pezzo per pezzo il propulsore, rimpiazzando vari elementi come valvole ed albero a camme con componenti di ultima generazione e montando un doppio turbo BorgWarmer ispirato alle vetture Indycar al posto dell’originale.

A completare il tutto, anche la colonna sonora prodotta dagli scarichi posteriori è stata affinata, grazie all’impiego di terminali di scarico in titatio. La potenza massima ora supera quota 800 CV, e la coppia massima 650 Nm, il che riporta la 959 nel territorio al quale appartiene: quello delle hypercar.

Ovviamente, la trasmissione standard della vettura non potrebbe sopportare 350 CV in più. Pertanto, viene operata una ricostruzione completa della scatola del cambio, alla quale viene abbinata una nuova frizione, ben più resistente di quella montata in origine.

Anche il corpo vettura viene sottoposto ad una serie di modifiche, a dimostrazione della maniacale cura al dettaglio dietro a questo progetto. Sono più di 2500 i componenti che vengono rimpiazzati o migliorati, tra cui le sospensioni, le quali vengono elaborate da Penske con lo stesso setup della versione più performante della 959, la S, costruita in soli 25 esemplari per celebrare il termine della produzione.

Il processo di restomod termina con il rifacimento degli interni e con la verniciatura della carrozzeria. In queste due fasi, le possibilità di personalizzazione sono pressochè infinite: per gli esterni, si può scegliere tra i 150 colori che erano resi disponibili in origine dal reparto personalizzazione Porsche di Stoccarda, o si può proporre una propria tinta personalizzata, e lo stesso avviene per gli interni.

L’ultimo passaggio consiste nel montaggio di nuovi cerchioni da 18″. Ciò potrebbe sembrare un’alterazione indebita di un classico, ma in realtà i primi prototipi di 959 erano equipaggiati proprio con questa tipologia di cerchioni, mentre per la produzione si è dovuti ripiegare sull’utilizzo di 17″ per carenza di pneumatici delle dimensioni necessarie.

Ecco ora le immagini di tutti gli 8 esemplari realizzati finora. Quale è la vostra preferita? (io sono indeciso tra quella blu scuro con interni rossi e quella grigio canna di fucile con interni beige).

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Aston Martin Vanquish 25 by Ian Callum

Il design della Aston Martin Vanquish del 2001 è attualmente molto sottovalutato, e lo dimostra anche il basso valore di vendita che la caratterizza oggigiorno. A farla risplendere nuovamente ci pensa Iam Callum, colui che all’inizio del Terzo Millennio ne tracciò i lineamenti.

Il restomod anche in questo caso va a modificare sia il corpo vettura che il propulsore. Il 6.0 V12 originale viene ottimizzato e potenziato dai tecnici della neonata Ian Callum’s designs, fino a raggiungere quota 580 CV di potenza massima. Il designer ha voluto enfatizzare questa modifica anche dall’esterno, posizionando quattro prese d’aria in fibra di carbonio sul cofano e raffinando l’impianto di scarico ed il relativo diffusore.

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Le modifiche più evidenti riguardano però gli interni. In pieno stile restomod, sono stati resi più ariosi e contemporanei, con l’aggiunta di forme geometriche, materiali compositi e persino di un display touch screen integrato nella console centrale in fibra di carbonio. Dei sapienti tocchi d’arancione catturano inizialmente lo sguardo, che va poi a riporsi sui motivi ricamati sui sedili, sugli altoparlanti e in ogni rivestimento.

Per attualizzare anche la vettura, si è deciso di modificare l’assetto, per renderlo più rigido e comunicativo. Il concetto di Gran Turismo infatti è cambiato nel corso di 20 anni: prima si esigevano vetture morbide, confortevoli e quindi inadatte alla pista, mentre oggi si cercano reattività e prestazioni. Pertanto, sono stati rimpiazzati freni e sospensioni, ed è stata montata una rigida barra antirollio di fronte alle ruote anteriori, per enfatizzare lo sterzo.

Dall’esterno, si capisce subito che non si tratta di una “normale” Vanquish. Le modifiche estetiche sono numerosissime, alcune più evidenti, come i nuovi fanali posteriori o gli scarichi arancioni, altre che richiedono un attimo di attenzione per essere individuate, come gli sfoghi sulle minigonne laterali. Lo spoiler posteriore è stato accentuato, e ciò da un tocco in più di dinamismo al profilo della vettura, mentre il muso è stato “incattivito” parecchio. La Vanquish 25 non è più un’elegante GT, ma un aggressiva supercar con cerchioni da 20 pollici e sound sguaiato. Vostra per 550.000 euro, più un esemplare di Vanquish del 2001.

BMW M3 E30 by Redux

La E30 è certamente la più iconica tra tutte le generazioni di BMW M3 mai esistite, ed il merito è sia dell’handling, che ha ricevuto gli elogi del pilota di F1 francese Jean Alesi, che delle linee affascinanti che contraddistinguono la carrozzeria. La parola iconica è spesso usata fuori contesto, ma nel caso della BMW M3 E30 si addice pienamente. Può una vettura del genere essere “attualizzata”?

Secondo i tecnici inglesi della Redux sì, si può fare. Pertanto, propongono un restomod solo all’apparenza significativo per questa vettura. Sotto il cofano romba il 2.5 della versione EVO 2, disponibile sia aspirato che turbocompresso per ottenere prestazioni ancora superiori. Redux dichiara di aver scelto un quattro cilindri perchè si adatta perfettamente al bilanciamento dei pesi che miravano ad ottenere sulla propria M3.

Per effettuare il processo di restomod, la M3 “donatrice” viene spogliata di ogni componente, e molte di esse vengono rimpiazzate da elementi di produzione attuale, più solidi ed efficienti. L’impianto frenante è rimpiazzato da uno nuovo a sei pistoncini all’anteriore e 4 al posteriore, ed è visibile attraverso dei cerchioni in alluminio ultraleggero.

La carrozzeria viene ritoccata al fine di immaginare come sarebbe potuta essere una versione ancora più evoluta della EVO 3. Le linee quindi sono le stesse della vettura originale, e sì, sono proprio belle. Anche gli interni subiscono una modernizzazione, ed il proprietario può scegliere la propria configurazione: ispirati al DTM, e quindi ridotti all’osso, o invece comodi ed adatti alla guida di tutti i giorni.

Ecco una galleria d’immagini al riguardo. Buona visione 😉

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