Storia dell’unica NASCAR a quattro ruote motrici: la Audi 200 Trans Am.

Per festeggiare l’articolo numero 200 su Yuk4woo, ho pensato di proporvi la storia di una vettura avente come nome un “200”. Dopo aver scartato la compatta anni ’90 di Rover, la spider Chrysler che veniva importata come Lancia Flavia e la sportiva Nissan 200 SX, all’elenco restava solamente l’Audi 200, berlina di media gamma degli anni ’80.

Della vettura di serie, qualcosa d’interessante da dire c’è: monta un 2.1 con 5 cilindri in linea, turbocompresso, che scarica 170 cavalli sulle ruote anteriori e la rendeva, nel 1979, l’auto a trazione anteriore più veloce del mondo. Ha subito un profondo rinnovamento nel 1982, guadagnando anche la trazione integrale e la variante Avant (station wagon), ed in Europa ne è terminata la produzione nel 1991, mentre in Cina fino al 2006 era possibile acquistarne un esemplare nuovo, con marchio Hongqi, ed è diventata una delle più comuni vetture di rappresentanza del Paese.

L’auto di cui parleremo oggi, però, non è questa berlina curiosamente a trazione anteriore, bensì la sua versione da competizione, che ha una storia leggermente più interessante: è stata l’unica NASCAR ad avere quattro ruote motrici.

La genesi

La Audi 200 Trans Am nasce nel 1988 per pubblicizzare l’introduzione negli States dell’Audi 200, che fino a quel momento era chiamata “5000” ed era abbastanza diversa dal modello europeo.

Per darle vita, gli ingegneri di Audi Sport presero un’Audi 200 e la spogliarono di tutti i componenti, eccetto il telaio in acciaio ed il motore. Proprio il propulsore, inizialmente, pareva essere il punto debole della vettura: i chiacchiericci dell’epoca ritenevano che il 5 cilindri 2.1 da 510 CV fosse sottodimensionato ed inferiore rispetto ai V8 aspirati dei concorrenti. Audi, però, ovviò al problema, installando una turbina che poteva arrivare a 2.8 bar di pressione. Abbinato ad un efficente cambio a sei rapporti ed alla trazione integrale permanente Quattro, dava origine una belva pistaiola con un enorme potenziale.

Il telaio era lo stesso della vettura di serie, in acciaio, ma ciò all’epoca non era un grande problema, dato che le rivali yankee non erano messe molto meglio in questo ambito, nonostante si basassero su piattaforme dedicate. Da regolamento, la vettura da competizione non poteva essere più lunga della vettura di serie (esclusi spoiler e paraurti), mentre, riguardo la larghezza, era lasciata carta bianca ai team. Per questo motivo, l’Audi 200 Trans Am è larga più di due metri, e con una lunghezza complessiva di 4,90 metri, occupa circa la stessa area di due Smart. Nonostante le dimensioni importanti, la vettura pesava in totale 1200 kg, meno delle “grasse” rivali americane, e ciò ha ovviamente giocato a suo vantaggio.

Audi schierò nel 1988 tre esemplari della sua nuova 200 nel campionato Trans Am, uno guidato da Hurley Haywood, tre volte vincitore della 24 Ore di Le Mans, Hans Joachim Stuck, ex pilota di F1, e Walter Röhrl, due volte campione mondiale di rally. Per via degli impegni in Porsche di Stuck, però, le tre vetture corsero assieme solamente nell’ultima gara del campionato, e solamente Haywood partecipò ad ogni gara.

Le prime gare del campionato, contro ogni pronostico, furono dominate dall’Audi 200. Le rivali americane non tenevano il passo in curva, avevano la potenza, ma non il controllo che era invece garantito dal sistema a trazione integrale Quattro derivato dai rally. Nella patriottica America, ciò era visto come inammissibile, e pertanto furono varate diverse norme al fine di rallentare la belva teutonica che stava divorando i suoi puledri: prima fu aggiunta una zavorra da 50 chilogrammi, poi fu ridotto di 9 millimetri il diametro del flusso d’aria al motore, poi un’altra zavorra da 50 chilogrammi, ed infine fu ridotto di mezzo pollice il diametro dei cerchioni.

Nonostante gli organizzatori tentassero in tutti i modi di porre un freno al suo dominio, l’Audi 200 vinceva, e di conseguenza le vendite di Audi, che non è mai stato un marchio popolare negli States, crescevano come non mai. Il campionato si concluse con la tredicesima corsa il 23 ottobre del 1988, con la vittoria di Röhrl: l’ottava per la 200, che andava così a vincere il campionato, mentre il titolo piloti venne consegnato ad Halywood.

Questa vittoria, ovviamente, suscitò grandissimo scalpore. Gli organizzatori bandirono la trazione integrale dalla Trans Am, e stabilirono che, da lì in avanti, avrebbero potuto correre solamente vetture con motore di origine americana, limite rimasto fino al 1999. Dato l’enorme successo mediatico riscosso, Audi decise di continuare ad investire nel settore del motorsport americano, e scelse di spostarsi nel campionato IMSA, creando una nuova vettura. Ma questa, è un’altra storia…

Crediti immagini: Matti Blume, tramite Wikimedia Commons.