Le 3 monovolume più folli mai prodotte. Quando abitabilità fa rima con performance (forse).

Al giorno d’oggi, la “follia” è considerata un valore positivo in molti ambiti, basti pensare al successo riscosso dalla frase-emblema della figura di Steve Jobs: “stay foolish”. E quale genere di vettura può rappresentare meglio questo concetto, se non una monovolume ad alte prestazioni?

Mercedes-Benz R63 AMG

L’ultima monovolume prodotta da Mercedes-Benz, la Classe R, è stata presentata nel lontano 2002, al Salone dell’Auto di Detroit, e fin da subito si è capito che non sarebbe stata una monovolume come le altre. Il prototipo, difatti, montava un 5.5 V8 da 360 CV, e ciò, inizialmente, si pensava fosse stata una semplice scelta di marketing, per fare colpo su una clientela, quella americana, che impazziva per i V8, e avrebbe certamente storto il naso di fronte ad un 3.0 V6 da 250 CV, magari anche diesel. A quanto pare, però, l’idea di una monovolume sportiva è piaciuta parecchio, al punto che in Mercedes hanno deciso di montare sulla versione di punta di quella che era stata chiamata “Classe R” un motore ancora più esagerato di quello visto sulla concept, ossia un poderoso V8 6.2 da ben 510 CV.

Nasce così, nel 2006, la Mercedes R63 AMG, una delle più grandi follie pre-crisi globale mai prodotte. Le prestazioni sono da auto sportiva, con uno 0-100 da soli 5 (terrorizzanti) secondi, ed una coppia da ben 630 Nm scaricata furiosamente su tutte e quattro le ruote motrici. Il dato ancora più interessante, però, è dato dai consumi: con una media (molto ottimistica) di 16.3 litri per 100 chilometri, una grande diffusione di questa vettura metterebbe in serio pericolo le riserve petrolifere mondiali. Anche l’ambiente ne risentirebbe: ogni chilometro, emette 387 grammi di CO2. Gli ambientalisti, però, possono dormire sonni tranquilli: durante l’unico anno di produzione, ne sono state vendute ben… 180.

Un numero di esemplari venduti così basso è facilmente spiegabile: non è mai stata pubblicizzata direttamente l’esistenza di questa vettura, ma sono stati inviati comunicati solamente a potenziali clienti selezionati dalla Casa, che potevano ordinarne una direttamente dalla fabbrica (come succederà con la E63 AMG SW). Inoltre, il prezzo era decisamente alto, circa 100 mila euro, per una vettura che a livello d’immagine valeva molto meno all’epoca rispetto ad una ML AMG.

Curiosità: al momento del lancio, la R63 AMG era l’unica Classe R a listino ad offrire di serie i fanali allo xeno. Su ogni altra versione, difatti, erano montati fari alogeni, e gli xeno figuravano solo come optional a pagamento, nonostante l’elevato prezzo di listino (60-80 mila euro). Le Tedesche in questo fanno scuola…

PRO: il suo valore in Europa è ai minimi storici, circa 20-25 mila euro, mentre in America si rivende già a 60 mila dollari almeno. Il sound è da Nascar, e non si corre il rischio di incrociare un’auto uguale alla propria.

CONTRO: svuota serbatoi e portafogli nel giro di un quarto d’ora.

Opel Zafira OPC

Uno dei format pubblicitari più frequenti è quello in cui vediamo un uomo dover abbandonare la propria coupè due-posti per far spazio ad una monovolume, a causa dell’arrivo di un bimbo in famiglia. Ma può esistere una monovolume in grado di “far perdonare” il suo brusco arrivo all’interno della famiglia?

Opel ci ha provato, presentando nel 2008 la Zafira OPC, ossia la monovolume più grande di casa Opel con un 2.0 16V da 240 cavalli posto nel vano motore, grazie al quale poteva trasportare 7 persone ad una velocità massima di 234 chilometri orari. Le modifiche non si limitano al motore, bensì sono stati approntati altri miglioramenti per avvicinare questa bizzarra vettura alla pista. Ad esempio, sono state montate sospensioni a taratura variabile, cerchioni da 18 pollici, sedili Recaro profilati ed una console più accattivante rispetto a quella delle normali Zafira.

Dall’esterno, si riconosce subito grazie al bellissimo azzurro, colore scelto per la maggioranza delle Zafira OPC in circolazione, e anche per un bodykit abbastanza evidente, che interessa il paraurti anteriore, le minigonne, gli scarichi posteriori, di forma trapezoidale, ed per un piccolo spoiler posteriore, che rende il profilo più slanciato.

Osservandola, potrebbe apparire come una semplice trovata di marketing, senza sostanza, ma in realtà si tratta della monovolume più veloce del Nurburgring, avendo segnato un ottimo tempo di 8’54″38. A titolo di paragone, la Astra con la quale condivide il propulsore ha girato in 8’35”00. Ciò dimostra come, al di là degli scarsi risultati di vendita, il progetto “Zafira OPC” fosse interessante.

PRO: non tutte le vetture possono fregiarsi di un record di categoria al Nurburgring. Ce ne sono pochissime in circolazione, ma nonostante la rarità, in Germania si possono trovare tra i 5 e gli 8 mila euro, in base alle condizioni.

CONTRO: il prezzo di partenza (34 mila euro che equivalgono a 38 mila odierni) era basso rispetto allo sviluppo che c’è dietro, ma alto per una Zafira. Offre le stesse prestazioni di una Astra OPC, quasi lo stesso spazio, ma sensazioni alla guida peggiori, essendo quasi più alta che larga.

ABT Volkswagen T6

Il costoso furgone Volkswagen che invade i lungolaghi italiani nel periodo estivo ha di recente subito un trattamento da parte del tuner del gruppo VAG per eccellenza: ABT (sì, il team di Daniel ABT in Formula E). Le principali modifiche riguardano il motore: il 2.0 TDI di serie è stato portato a 235 CV di potenza massima e a 490 Nm di coppia, sufficienti per ingaggiare battaglia contro le A6 in terza corsia e, soprattutto, contro la resistenza dell’aria.

Oltre al motore, le modifiche interessano l’estetica: è stato montato un bodykit decisamente “tamarro”, con un paraurti anteriore dotato di splitter e minigonne laterali rasoterra, che termina nel posteriore con un diffusore a doppio scarico, il muso è stato “incattivito” ed il retro ora è capeggiato da un bizzarro spoiler. Se a parole può sembrare ridicolo, in realtà fa la sua bella figura a livello estetico. I cerchioni da 20 pollici e l’assetto ribassato solo la ciliegina sulla torta.

Quanto può costare un furgone del genere? Circa 70 mila euro, esclusi optional di personalizzazione ancora più estremi per adeguarlo al proprio hobby preferito. Ecco perchè quei pochi che vedremo sulle nostre strade avranno targa tedesca…

PRO: look da paura, buono spunto in partenza.

CONTRO: prezzo elevato, così come peso e dimensioni, che vanificano un po’ il lavoro del motore quando sopraggiunge una curva.

Bonus: Renault Espace F1

Ci sono molti modi di festeggiare il proprio successo in Formula 1: creare edizioni speciali di vetture di serie, lanciare tic-tac autografati dal proprio campione, creare calendari, fare i donuts in pista, montare il V10 della propria monoposto vincente all’interno di una monovolum… no aspetta cosa? Eppure, nel 1994 è proprio ciò che fece Renault: prese il V10 della vettura di Formula 1 della propria scuderia, e lo montò all’interno di una Espace modificata in una maniera che definire “estrema” è riduttivo.

Come si può notare dalla fotografia, ben poco dell’Espace originale è rimasto anche su quella che è stata chiamata “Espace F1”. La carreggiata è stata allargata parecchio, l’assetto è stato ribassato all’estremo, è stato montato un alettone che come precedente lavoro faceva il tavolo da cenone natalizio ed i paraurti anteriori e posteriori sono stati modificati per diventare dei veri e propri condotti d’aria per alimentare il V10, così come le folli branchie laterali.

L’abitacolo ricorda solo lontanamente quello di una Espace, ma è stato svuotato di tutto il superfluo, e pure il cambio è stato eliminato, in favore di due pulsanti: uno scala le marce, l’altro le aumenta. Il dettaglio più estremo, comunque, è il motore che compare tra i due sedili posteriori. Stare seduti dietro in questo folle laboratorio mobile deve essere un’esperienza unica, sempre che non ti scivolino le chiavi di casa dalla tasca…

Se volete sentirla cantare, date un’occhiata a questo video, risalente circa all’epoca di Carlo Magno.

PRO: unicità, eccentricità, follia. Ed un V10 al posto del sedile centrale…

CONTRO: a meno che tu non sia Alain Prost ( e in questo caso, grazie per essere passato da Yuk4woo eh eh), non puoi guidarla.

Bonus 2: Bisimoto Honda Odyssey

Immagine: Mecum

Se siete fan dei burnout, non potete perdervi questa folle monovolume. Parliamo della Honda Odyssey modificata da Bisimoto, ossia una monovolume molto popolare in America, ma sconosciuta a noi europei, potenziata in modo da diventare una delle sleeper più micidiali sulla Terra, grazie a 1000 CV di potenza massima ottenibile utilizzando l’etanolo al posto della benzina tradizionale.

Questo risultato è stato ottenuto modificando e migliorando ogni particolare del motore, albero a camme, pistoni, valvola wastegate ecc…, e, come richiede la tradizione, con l’aggiunta di un potentissimo turbocompressore, tratto distintivo delle preparazioni della Bisimoto. Godetevela mentre manda in fumo una coppia di gomme in questo video degli Hoonigan…

PRO: è una sleeper assurda, nessuno al primo sguardo potrebbe immaginare che sotto al cofano vi siano potenzialmente 1000 CV.

CONTRO: al mondo esistono anche le curve, solo che questa Odyssey non lo sa…

Contattaci all'indirizzo yuk4woo@gmail.com per saperne di più!