Le 3 peggiori leggi che hanno colpito l’automobile in Italia.

L’Italia è la madre dell’automobilismo sportivo e della passione per le quattro ruote, ma paradossalmente, è uno dei Paesi in cui essere un appassionato è più difficile. Tra miriadi di norme che impediscono la maggior parte delle modifiche ai veicoli, tasse di possesso, accise sui carburanti stellari ed altri ostacoli, le auto sono uno dei beni su cui la legislazione si accanisce maggiormente.

In questo articolo tratteremo delle 3 leggi dalle conseguenze più drammatiche sugli automobilisti, e per farlo, è necessario fare una premessa. Le leggi per definizione sono stipulate da un governo, e quindi parlando di leggi indirettamente si finisce a parlare di politica. Questo articolo, però, non ha alcuna finalità politica, bensì faremo il possibile per essere e restare sempre politicamente imparziali. Le critiche, quindi, sono da considerarsi relative alle leggi ed a chi le ha ideate, e non a partiti o ideologie politiche.

Fatte le debite premesse, iniziamo la nostra lista.

Legge Neopatentati

Imparare a guidare non è facile. Bisogna conoscere il Codice dell Strada, saper gestire situazioni in cui sono presenti decine di variabili e bisogna sapersi divincolare in strade sempre più trafficate tra guidatori sempre più aggressivi. Perchè non mettere quindi limitazioni alla potenza dei veicoli guidati dai neopatentati, ossia coloro che hanno conseguito la patente da meno di un anno?

Con queste premesse, nel 2011, sotto il Governo Berlusconi, fu promulgata una legge che stabilisce severi limiti di potenza per le auto guidabili dai neopatentati. Severi, però, non è il termine corretto: assurdi si addice meglio. Secondo la legge, difatti, il massimo per una vettura di meno di una tonnellata sono 74 cavalli, e per vetture più pesanti, non si può andare oltre i 95. Sembrerebbe una barzelletta, ma è la triste realtà: un neopatentato non può guidare una Renault Modus, perchè troppo potente…

Quando questa legge fu promulgata, le principali testate giornalistiche la elogiarono, raccontandola come se fosse una legge che andava a punire solamente i “figli di papà” che già dal primo anno di patente potevano guidare Porsche Cayenne. Secondo “La Repubblica”: “Un modo elegante per evitare la follia di consentire ai neopatentati la guida di maxi Suv e gigantesche monovolume”.

Questa frase racchiude in sè grande ignoranza, da intendersi come non conoscenza del problema che si voleva risolvere, poichè non è stato tenuto conto che la Panda 30 e la Y10 non sono più in produzione da un bel po’, e nemmeno che i maxi SUV non hanno esattamente 90 cavalli… La soglia è bassa in una maniera che farebbe ridere, se non fosse che ha infranto i sogni di migliaia di ragazzi, e chissà quanti altri ne infrangerà, senza che vi sia un motivo per farlo.

La parte più assurda della legge arriva però ora. Le automobili con una potenza così bassa risultano più pericolose da guidare rispetto a vetture identiche ma con 20, 30 cavalli in più, perchè non sono pronte ad affrontare i rischi della quotidianità, non ripartono dallo stop in un tempo sufficiente e non si immettono in tangenziale in maniera sicura, quindi se si voleva fare una legge per rendere le strade più sicure, si è fatto un grandissimo buco nell’acqua.

Superbollo

Ford Motor Company, via Wikicommons

Il superbollo è una tassa che esiste da molto tempo, ma nel 2011, sempre sotto il Governo Berlusconi, è stata riportata in auge: le auto la cui potenza supera i 305 CV di potenza pagavano 10 euro a KW in più. Il che potrebbe piacere a tutti i denigratori dell’automobile, e anche a chi crede che solo le Lamborghini dei calciatori abbiano più di 300 cavalli. A peggiorare ulteriormente la situazione ci ha pensato il Governo Monti del 2012: la soglia viene abbassata a 251 CV, e per ogni KW che eccede il limite, si pagano 20 euro.

Questa è la morte della passione per le automobili. Una Mercedes A35 AMG, da 43.000 euro, paga una importante cifra ogni anno, considerando che la sua potenza massima è di 306 CV. Pagano persino la Opel Astra OPC, la Ford Focus RS, la Honda Civic Type-R, la Subaru WRX, la Renault Megane RS Trophy, la Lotus Elise e la maggior parte delle autovetture da appassionato.

Si capisce benissimo, quindi, che quella che doveva essere una “tassa sul lusso”, che anche in questo caso secondo gli espertoni del web doveva colpire solamente i “calciatori che tanto possono mantenersi la Ferrari”, è invece diventata un mostro che colpisce gli appassionati, impedendo a moltissimi ragazzi di passare ad una vettura da appassionato dopo aver venduto la carretta che sono stati costretti a comprare dalla legge neopatentati.

Tenendo conto, poi, che molte delle supercar e super-suv circolanti in Italia hanno targhe svizzere o monegasche, si capisce come a pagare siano soprattutto gli appassionati.

Iva Retroattiva sulla Patente

La Scuola Guida, in quanto scuola, forniva una prestazione il cui pagamento era esente dall’IVA. Il governo giallo-rosso, però, ha stabilito che dal 2019 si dovrà pagare l’IVA anche sulla Scuola Guida e sull’esame, ma non solo: anche chi l’ha fatta nel 2015, 2016, 2017 o 2018 dovrà comunque versare la parte di IVA mancante, e parliamo di quasi 500 euro.

Probabilmente, al governo vi era paura che qualcuno volesse fare cose altamente aristocratiche come guidare un’autovettura, e per questo hanno ritenuto giusto aggiungere un’altra simpaticissima tassa, giusto per rendere ancora più difficile il conseguimento della patente per ragazzi al di sotto dei 25 anni.

E con questo, abbiamo terminato il nostro articolo. Siamo aperti ad ogni tipo di dibattito costruttivo, quindi fatevi sentire nei commenti! Arrivederci al prossimo articolo (che sarà più allegro e simpatico non preoccupatevi).

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