In occasione del 25° anniversario della DB7, torna allo scoperto la Italdesign Twenty Twenty. Conosciamola meglio.

La Aston Martin DB7 è stata l’Aston Martin più venduta di sempre, ma c’è anche un’altro motivo per cui questa vettura è stata fondamentale per la storia del costruttore di supercar più “british” al mondo. Essa, difatti, ha svolto la funzione di “vettura di transizione” tra il vecchio stile automobilistico, fatto di angoli retti e linee poco armoniose, e quello moderno, più fluente ed elegante, per quanto riguarda la Casa di Gaydon. La cosa che stupisce particolarmente, però, è il fatto che ciò sia avvenuto già nel 1993, quasi 10 anni prima rispetto alla rivale per eccellenza, Ferrari.

La DB7 montava un V12 da 450 CV e 542 Nm di coppia, che le permettevano di raggiungere i 100 chilometri orari in 5 secondi spaccati, numeri impressionanti considerando il periodo. Ai suoi tempi, era una delle massime espressioni del lusso, e faceva girare ogni testa per strada.

25 anni dopo, però, la situazione è un po’ diversa. A causa dell’invecchiamento del design e della grande disponibilità, difatti, il valore di queste vetture ha raggiunto il suo minimo storico, circa 35-40.000 euro, ma a breve, statene certi, verrà riscoperta dagli appassionati di youngtimers, e tornerà in “auge”.

Un futuro del genere, nel 1993, non se lo sarebbe aspettato nessuno, anche se qualcuno aveva già provato a guardare “in avanti”, proprio usando la DB7 come base. Parliamo di Italdesign, l’atelier di Giorgetto Giugiaro che nel passato ha creato la Golf, la Scirocco e l’Alfasud tra le tante, e che è diventata “virale” grazie all’impressionante GT-R 50, per poi finire sulla bocca (spalancata) di tutti con la bellissima Zerouno.

Da questo atelier, difatti, nel 2001 è uscito un tentativo di prevedere come sarebbe potuta essere un’Aston Martin nel 2020, dal design davvero originalissimo.

Essa, difatti, riprende il concetto di concept car con struttura a vista, di cui esistono solamente altri due esempi: la Capsula e la Structura, sempre di Italdesign. Per lasciare scoperta la struttura in lega d’alluminio, i pannelli in fibra di carbonio e particolare materiale plastico sono stati posizionati molto distanti l’uno dall’altro, e l’impatto visivo è davvero notevole, soprattutto se questa vettura viene illuminata da un fascio di luce, che si riflette sull’alluminio nudo creando affascinanti giochi di luce.

La struttura, però, non è l’unico particolare della vettura che viene lasciato scoperto. Anche il motore, sempre il 6.0 V12, ma potenziato fino a 500 CV, è stato lasciato parzialmente allo scoperto, e lo si può ammirare fieramente al centro del cofano.

Il retro è certamente la parte più bizzarra della vettura. Se nel frontale le linee sono sinuose e moderne, qui vediamo molti spigoli, molti angoli retti, se il frontale ricorda la velocità, il retro è un’interpretazione più statica del lusso. I fanali sono posizionati in modo originale, verticalmente, fino a raggiungere il terzo volume, e sono ingolbati all’interno della struttura in alluminio, mentre gli scarichi, quadrati, sono posizionati proprio sotto di essi. Ciò potrebbe essere stato fatto per indicare una “transizione” tra vecchio e nuovo, ma qui entriamo nell’ambito dell’interpretazione personale che si da ad opere d’arte come questa.

Gli interni colpiscono per la grande modernità, considerando che la vettura sia stata prodotta nel 2001. Dove nella normale DB7 vi erano delle bocchette per l’aria, difatti, è stato posizionato uno schermo digitale, sotto al quale campeggia un bell’orologio, che crea un contrasto tra digitale-analogico e quindi classico-moderno. Il dettaglio più bello in assoluto, però, è dato dal contagiri, dalla forma tanto originale quanto spettacolare, sinuosa e tondeggiante, che non invecchierà mai, al contrario quindi di quello della normale DB7.

In conclusione, siamo contenti del fatto che questa vettura sia tornata allo scoperto, dopo essere rimasta “nascosta” per troppo tempo. Le linee, difatti, sono davvero piacevoli, e l’avantreno riesce addirittura a soddisfare la premessa di questa vettura: anticipare di 20 anni il futuro stile che avrebbe guidato il marchio Aston Martin. Compariamola con la attuale Gran Turismo di Gaydon, la DB11: la somiglianza è davvero impressionante.

Aston Martin Media
Wikimedia Commons

 

 

 

 

 

 

Crediti immagini: Italdesign, se non diversamente specificato.

 

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