Una valanga di Hypercar sta per abbattersi sulla scena automobilistica internazionale. Hanno tutte senso di esistere?

Il genere delle “hypercar” è nato nel corso degli anni ’90 nei due paesi storici dell’automobilismo sportivo: Italia e Gran Bretagna. Il primo è stato il vero e proprio iniziatore, con la Bugatti EB110GT come prima vera hypercar, e con la Ferrari F40 che ha fatto da anticipazione riguardo il futuro del mondo dell’automobile, e la seconda con la McLaren F1 e la Jaguar XJ220.

Tali vetture non sono nate per caso proprio in quel momento, bensì sono frutto della stabilizzazione dell’economia nei paesi più sviluppati unita ai progressi della tecnica e della tecnologia. La creazione di una nuova classe sociale di vetture, che si elevava al di sopra delle normali supercar che finora avevano presenziato nell’olimpo dell’automobilismo, non era quindi un azzardo, un salto nel vuoto compiuto da folli visionari, bensì una scelta strategica fatta seguendo l’andamento del mercato.

Mercato che effettivamente era pronto ad accogliere questo nuovo genere di vetture. Di queste tre vetture “pioniere”, difatti, ne sono stati venduti ben 526 esemplari, una cifra comunque considerevole tenendo conto del prezzo esorbitante. Di fronte a queste cifre, quindi, molte Case hanno imbracciato carta, penna e ingegneri per approfittarsi di questa nuova nicchia che prometteva guadagni esorbitanti, come Ferrari, Maserati e Porsche. E se ci si mettono anche costruttori del genere, significa che il successo è certo.

Oggigiorno, l’offerta di hypercar è la più vasta che si sia mai vista dai tempi del Big Bang. Tutte le principali Case automobilistiche sportive offrono una hypercar a listino, e a quanto pare c’è sempre chi può comprarsene una, che si tratti di calciatori-idoli, attori, piloti di Formula 1, magnati statuinitensi, arabi e cinesi eccetera. Ora, però, se mai si volesse acquistare una hypercar, la lista delle vetture tra le quali scegliere è, almeno all’apparenza, molto lunga.

Vediamo allora quali sono le hypercar acquistabili in questo momento, cercando di capire se hanno senso di esistere o se si tratta solo di ambiziosi tentativi senza grandi possibilità.

Aston Martin Valkyrie

Aston Martin è uno dei principali sponsor del team di Formula 1 Red Bull, quindi c’era da aspettarselo che prima o poi sarebbe arrivata una vettura del genere. Questa belva da pista si chiama “Valkyrie”, monta un V12 Cosworth da 1000 CV ed un powertrain elettrico Rimac da 160, che collaborano per produrre 900 Nm di coppia. Sostituisce la Vulcan sul gradino più alto della scala gerarchica di Gaydon. Prezzo? 2.7 milioni di euro.

Perchè dovrei scegliere questa? Perchè si tratta di un concentrato di elevatissima tecnologia e di piacere di guida. Secondo molti, il V12 di cui è dotata quest’auto è il miglior motore che sia mai stato costruito, data l’incredibile mole di scienza meccanica che vi è dietro.

Avrà successo? Di sicuro tutte le Valkyrie che verranno prodotte saranno vendute, anzi, forse lo sono state già prima di essere state disegnate.

Verrà ricordata in futuro? Probabilmente diverrà ben più famosa della Vulcan che va a sostituire. Se un esemplare non fosse stato omologato per la strada, wrappato mimetico e portato alla Gumball, ne parlerebbero davvero in pochi, dato che è difficile farsi notare per una vettura destinata all’uso esclusivo su pista. La Valkyrie pare invece che potrà essere portata anche su strada, e ciò ne farà aumentare la fama, oltre al look estremo. Chissà se tra 10 anni sarà usata come termine di paragone.

Concorrenti? Un’auto omologata per la strada così estrema probabilmente non si è mai vista. Di concorrenti dirette, quindi, pare proprio non averne. A livelli più generali, di sicuro la Apollo Intensa Emozione è la hypercar che le si avvicina di più, come stile e specifiche tecniche, e anche le varie P1 GTR omologate per la strada da Lanzante possono considerarsi sue rivali. A livello di performance, però, la Valkyrie dovrebbe prevalere nettamente.

Si può avere ancora di più? Se avete tanti soldi ed altrettanta pazienza, potrete avere ancora di più (o di meno). Verso il 2021, difatti, verrà commercializzata anche la versione AMR PRO, che andrà a rivaleggiare direttamente con la Ferrari FXX-K e la McLaren P1 GTR essendo anch’essa una vettura riservata alla pista (non ha neppure i fari).

Aspark Owl

Dall’arrivo della Rimac Concept One, il mondo delle hypercar si è riempito di hypercar 100% elettriche, tra cui questa affilatissima coupè giapponese da 3.1 milioni di euro, 1150 cavalli ed una sola, grande pretesa: strappare il record del ‘Ring alla Nio EP9, di cui parleremo in seguito.

Perchè dovrei scegliere questa? Perchè raggiunge 100 chilometri orari in meno di due secondi, e perchè solamente 50 esemplari di questa vettura saranno prodotti. Se volete fare un figurone ai raduni o sul web è tra le auto migliori in assoluto, perchè non la conosce quasi nessuno e susciterebbe un sacco di curiosità. E poi vuoi mettere 883 Nm di coppia che spingono 1.500 chilogrammi di vettura e pilota?

Avrà successo? Non è facile capire se questa vettura avrà successo o meno. 50 vetture sono poche, ma 3.1 milioni di euro sono davvero tanti, e spesso le auto di marchi neonati non si supervalutano, quindi chi cercherà un investimento non sarà tanto tranquillo. Se riusciranno a promuoversi bene, con iniziative e presenze ad eventi importanti, però, potranno farsi un nome e trovare 50 plurimilionari pronti a riunciare ad una Bugatti, Pagani o Koenigsegg in favore di questa vettura sconosciuta.

Verrà ricordata in futuro? In genere, ogni auto dal prezzo a 6 zeri non viene dimenticata facilmente. Il destino di quest’auto dipende solo da come saprà presentarsi il marchio al pubblico. Se tutto verrà tenuto silenzioso e riservato, cadrà tranquillamente nel dimenticatoio, mentre se verrà data una “spintarella”, allora potrebbe seriamente diventare una futura pietra di paragone. Dopotutto, anche Pagani è nata dal nulla.

Concorrenti? Nel settore delle hypercar elettriche, le concorrenti sono molte, basti pensare alla Lotus Evija, alla Nio EP9 o alla Rimac Concept One, tutte vetture che hanno saputo farsi conoscere e sanno farsi riconoscere.

Si può avere ancora di più? Per adesso no, Aspark si concentra sullo sviluppo di questo razzo su ruote. In futuro si vedrà.

Apollo Intensa Emozione

Tra le hypercar più famose del momento, vi è certamente la Apollo Intensa Emozione. Questa vettura, il cui nome evoca la spaventosa Gumpert Apollo degli anni 2000, avrà già certamente attirato la vostra attenzione da un paio di mesi, poichè è “rimbalzata” davvero ovunque: internet, social, Asphalt Urban 8… La produzione è appena iniziata, e l’intenzione è quella di produrne 10 esemplari, venduti a 2.3 milioni di euro ciascuno. Una cifra davvero spaventosa, come sono spaventosi anche stile e presazioni: sotto una delle carrozzerie più belle di sempre romba un V12 da 6.3 litri prodotto a Cremona, che sviluppa 780 CV, gestibili grazie all’incredibile rigidità del telaio.

Perchè dovrei scegliere questa? Perchè è tra le più belle auto che l’umanità abbia mai visto. Non stanca mai alla vista, si trovano sempre dettagli nuovi e soluzioni avveniristiche da far impallidire l’ingegneria aerospaziale. In più, non è monotona, è molto personale, ed ha un grosso alettone.

Avrà successo? Eccome se ne ha avuto. Oltre al fatto che i 10 esemplari previsti siano stati venduti prima dell’inizio della produzione, cosa abbastanza scontata, ha anche saputo far breccia nel cuore delle masse, al punto che sul web per una settimana non si parlava d’altro, e ogni sito di automobili scriveva byte e byte di informazioni e lodi nei suoi confronti.

Verrà ricordata in futuro? Probabilmente non diventerà un’icona come la Ferrari F40, ma di certo non è destinata a scomparire nell’oblio. Il nome “Intensa Emozione” resta nella mente, così come le sue linee pungenti, e se qualche proprietario la farà apparire su strada ogni tanto, la sua fama resterà viva a lungo.

Concorrenti? Il più acerrimo nemico di un pilota di Formula 1 è il proprio compagno di squadra, e lo stesso vale per la Intensa Emozione. La sua principale rivale, difatti, è la nuova De Tomaso P72, con cui condivide la base e la maggior parte della meccanica. Altre vetture alle quali può essere comparata sono la Pagani Huayra BC, più angelica e meno brutale, la Koenigsegg Agera XS, più confortevole e lussuosa, o la Ferrari LaFerrari, ma nessuna di esse si mimetizzerebbe altrettanto bene all’interno dell’Area 51.

Si può avere ancora di più? No, per adesso la Intensa Emozione si limita a 10 esemplari dalle prestazioni identiche.

Bugatti Divo

Bugatti è stato il primo costruttore di hypercar della storia, avendo presentato la EB110 GT nel lontano 1991, e tuttoggi ci delizia presentando vetture inarrivabili come la Veyron e la Chiron. Entrambe queste vetture, però, sono hypercar un po’ particolari, poichè non mettono al centro il piacere di guida, bensì il comfort. Con la spettacolare Divo, però, hanno dimostrato come anche una vettura di Molsheim possa essere guidata al massimo in pista.

Perchè dovrei scegliere questa? Perchè si tratta di una sorta di “non plus ultra” automobilistico. 16 cilindri, 1600 cavalli, quattro ruote motrici, fibra di carbonio, Alcantara, pneumatici larghissimi, scocca leggera e chi più ne ha più ne metta. Inoltre, non è prodotta da una start-up che cerca profitti facili, ma dall’azienda di Volkswagen specializzata nella costruzione di hypercar, Bugatti. Il che significa valore futuro garantito ed estrema rivendibilità.

Avrà successo? Tutti e 40 gli esemplari previsti sono stati prenotati, nonostante il prezzo di 5 milioni di euro più un esemplare di Bugatti Chiron da avere già in garage. Pochi altri costruttori possono permettersi certi lussi.

Verrà ricordata in futuro? La Bugatti Veyron è stata quasi “icona” del suo decennio, perchè era qualcosa di mai visto. La Divo, invece, probabilmente farà la fine della Chiron: se ne parlerà ancora tra 10 anni, ma senza che il suo nome sia sulla bocca di tutti nonostante sia nettamente superiore ad ogni versione di Veyron. E anzi, è già da un po’ che non si parla più della Divo: che qualcuno cominci già a scordarsene?

Concorrenti? A livello prestazionale, la McLaren Senna e la Aston Martin Valkyrie sono le rivali più acerrime, ma la Divo appartiene ad una categoria così particolare che anche se dovesse prenderle in pista da queste auto, ciò sarebbe ininfluente. Il suo scopo è portare il marchio Volkswagen sulle prime pagine dei giornali, non diventare l’auto più veloce su ogni pista.

Posso avere di più? Comprando una normale Chiron, si hanno interni più rifiniti e lussuosi, uno stile più sobrio ed elegante e tre milioni di euro da spendere per comprare 30 milioni di caramelle Goleador.

Dendrobium D-1 XP-2

Okay, questa probabilmente non la avevate mai sentita nominare. La Dendrobium, difatti, non ha tentato di far breccia nel cuore delle persone tramite la tattica dello “sfinimento”, come la Apollo, bensì punta tutto sui fatti. L’auto è costruita in collaborazione con Williams (ecco, probabilmente li hanno distratti dalla Formula 1), e promette di fornire tramite un motore elettrico 1800 CV (okay, ci stiamo abituando a sentire queste cifre) e 1475 Nm di coppia (COOOOOOSAAA). La ripresa deve essere qualcosa di davvero brutale.

Perchè dovrei scegliere questa? Già solo il valore della coppia massima dovrebbe essere un invito all’acquisto di notevole entità. Lo stile estremo e singolare, poi, le permette di essere perfettamente distinguibile da qualunque altra auto.

Avrà successo? Non è facile dire se una vettura prodotta da una start-up automobilstica riuscirà prima di tutto ad essere prodotta, e poi a raggiungere gli obiettivi prefissati per rientrare dall’investimento. Il successo di questo modello, però, non è poi così importante, dato che Dendrobium vuole proporsi come “Rimac anglosassone”, ossia produttore di componenti automotive e powertrain con una hypercar inaccessibile che faccia da vetrina.

Verrà ricordata in futuro? Nel caso in cui Dendrobium riuscisse a raggiungere e magari sorpassare Rimac, allora sì, sentiremo questo nome ancora a lungo.

Concorrenti? In questo caso particolare, è bene non considerare l’auto in sè, in quant mera vetrina a quattro ruote, ma piuttosto l’azienda in generale. Da questo punto di vista, quindi, l’acerrimo rivale è rappresentato dalla Rimac, che sta piazzando i propri prodotti sul mercato da più tempo ed ha avuto un gigantesco impatto mediatico grazie a The Grand Tour (e anche grazie all’incidente di Richard Hammond).

Si può avere ancora di più? Un attimo, prima aspettiamo che arrivi almeno il primo modello.

De Tomaso P72

La Detomaso P72 appena uscita ha sollevato un grandissimo polverone. Secondo molte voci influenti, tra cui quella del collezionista Jim Glickenhaus e quella del “collega” Kris Singh, il suo stile sarebbe stato banalmente “copiato” dalla Ferrari P4/5 che era stata commissionata a Pininfarina da Glickenhaus circa 10 anni fa. De Tomaso, però, ha pubblicato vari bozzetti in cui si mostra il processo di design, e pare abbastanza evidente che si tratti solo di lontana verosimiglianza.

Perchè dovrei scegliere questa? Se la Apollo IE ti intriga riguardo a prestazioni, ma lo stile è troppo “alieno”, allora la P72 è proprio ciò che ti serve. Con essa, difatti, si può godere del V12 cremonese da 780 CV senza venire rincorsi dalla CIA e rinchiusi nell’Area 51. E poi è bellissima.

Avrà successo? De Tomaso prevede di realizzarne 75 esemplari, da vendere a 750.000 euro più tasse ciascuno. Questa impresa sarebbe fattibile per un grande costruttore come Porsche o Ferrari, ma per una Casa neonata sembra quasi un’utopia. Per rendere ciò possibile, De Tomaso sta realizzando una rete a livello globale per commercializzarla, al fine di raggiungere il maggior numero di aree possibili. Vuoi non trovare 30 clienti cinesi, 30 arabi e 15 americani?

Verrà ricordata in futuro? Se i 75 esemplari prodotti non verranno tenuti rinchiusi in garage per far salire il valore (che poi, o si aspettano vent’anni, o con questa molta speculazione non si riesce a fare), allora sì, le sue linee dureranno nel tempo.

Concorrenti? Sicuramente la Ferrari Enzo, la Porsche Carrera GT e la Pagani Huayra, dato che nel settore delle hypercar non conta l’anno di produzione. Tra tutte queste vetture, però, spicca per la grandissima esclusività.

Si può avere ancora di più? Sono già tante 75 vetture da piazzare, ci vorrà del tempo prima di un sequel.

Frangivento Asfanè

Asfanè significa “non si fa”, e difatti sul sito ufficiale questa vettura è chiamata “l’auto che non si doveva fare”. Ciò probabilmente significa che in fase di progettazione, qualcuno ha provato ad impedire la nascita di questa hypercar barocca, ma a quanto pare ha fallito nel suo piano troppo razionale. Oggigiorno, infatti, Frangivento propone tre vetture: la Asfanè, entry level ibrida, la Hyperfast, ibrida dalle prestazioni esagerate, e la Charlotte Roadster, spider 100% elettrica ispirata alla Costa Azzurra, che è poi l’auto che vedete nella foto.

Perchè dovrei scegliere questa? Se siete fan del barocco e dell’estremo eccesso, Frangivento ha l’auto adatta a voi. Al suo interno, difatti, vi sono lussi e sfrenatezze di ogni tipo, come pistole al posto delle maniglie delle portiere ed un’accozzaglia di altri elementi pacchiani, tra cui persino un’acquario. Se poi siete fan della corrente di design tra la fine degli anni ’90 e gli inizi del nuovo millennio, apprezzerete senz’altro questa linea, che sembra proprio risalire a circa 20 anni fa.

Avrà successo? Secondo un’intervista rilasciata a Quattroruote, le intenzioni sono quelle di diventare una sorta di “Koenigsegg orgogliosamente tricolore”, e di produrre 490 Asfanè. Finora, oltre ad alcuni prototipi, tra cui uno danneggiato da un’alluvione nel bellunese e ripristinato in tempi da record, ne è stato realizzato, e messo in vendita, un solo esemplare, per il quale occorre più di un milione di euro. Probabilmente non sarà possibile piazzarne sul mercato 490, ma dato lo stile originalissimo, potrebbe far breccia in alcuni mercaro orientali.

Verrà ricordata in futuro? Potrebbe restare nella memoria collettiva, se riuscisse realmente a raggiungere i propri obiettivi di vendite. Se invece resterà solo un prototipo affiancato da qualche esemplare tenuto “celato” in un garage, allora potrebbe essere ricordata solo dagli appassionati più sfegatati.

Si può avere ancora di più? Certamente. Come detto sopra, sono in studio una roadster tutta elettrica ed una hypercar ibrida che sembra velocissima ancora da ferma.

L’acquario presente negli interni

Koenigsegg Jesko

Koenigsegg si è sempre fatta riconoscere con autovetture dal look sfarzoso ed esuberante, e ora se ne esce con una coupè dalle linee pulitissime contrastate da taglienti elementi aerodinamici. Si chiama Jesko, come il padre del fondatore della Koenigsegg, e si propone come uno dei più densi concentrati di tecnologia con cui il genere umano sia mai venuto a contatto. Le prestazioni fanno girare la testa: 1.578 CV e 1.573 Nm di coppia. Sarà brutale.

Perchè dovrei scegliere questa? Perchè se ci si vuole divertire a velocità elevatissime, questa è la risposta. E poi, se proprio bisogna spendere una cifra immensa, meglio spenderla in qualcosa che poi un giorno potrà restituire la somma, no?

Avrà successo? Si prevede di produrre 130 Jesko, e tutte hanno già un nome sul proprio libretto. Tra tutte le nuove hypercar, poi, sarà probabilmente una di quelle che si supervaluterà in futuro, grazie al marchio blasonato e riconosciuto come costruttore di hypercar, e grazie anche alle linee tondeggianti, che non invecchieranno mai, cosa che invece faranno le linee più taglienti. Avete presente quanto sembra attuale la Scirocco, e quanto invece sembra vecchia la prima Gallardo?

Verrà ricordata in futuro? Probabilmente non diverrà un’icona, né tantomeno un idolo popolare, ma tra gli appassionati pare proprio che il nome “Jesko” risuonerà ancora a lungo. E possiamo solo immaginare quanto possa far piacere ritrovarsi con un’auto brillante che riporti sia il proprio nome che il proprio cognome.

Concorrenti? La sottostante Lotus Evija è l’unica che può tenerne il passo, ma è un’elettrica, e quindi si rivolge ad una clientela differente. La scelta tra le due, altrimenti, sarebbe davvero difficile.

Si può avere ancora di più? Se si cerca un’esperienza di Grand Touring, la Regera è la scelta migliore. Sta a voi decidere se sia di più o di meno…

Lotus Evija

Lotus, come sappiamo, non è la casa più economicamente stabile del mondo. Qualche volta, difatti, è finita sull’orlo della bancarotta, come nel 2011, anno in cui tra l’altro si prometteva un grande ampliamento della gamma, rivelatosi poi un bluff colossale. Stavolta, invece, si fa sul serio: 2000 CV, powertrain elettrico, batterie ricaricabili ad una potenza di 800 kW, peso inferiore ai 1700 chili, 2 milioni di euro. Auto del decennio o ennesima hypercar?

Perchè dovrei scegliere questa? Se si cerca una vettura che non sembri uscita da Ritorno al Futuro, ma che sappia sorprendere quanto a prestazioni, la Lotus Evija è perfetta. Tra le hypercar, difatti, è forse la più sobria in assoluto, e ciò non è affatto un male. Inoltre, è una Lotus, quindi per forza sarà piacevolissima da guidare, e l’unico vero difetto sarà che prima o poi bisognerà anche scendere.

Avrà successo? Il compito di Lotus ora è quello di trovare 130 persone disposte a spendere 2 milioni di euro per una Lotus, il che non è poi così facile. Basandosi sulle prestazioni e sulle immagini, però, sembra davvero una vettura allettante. L’unico dubbio riguarda la sobrietà dello stile: piace tantissimo a noi europei, e di conseguenza ai cugini d’oltreoceano, ma i “nuovi ricchi” arabi, cinesi e sudcoreani cercano lo sfarzo e l’eccesso. Chissà se si accontenteranno di quella coda da astronave di Star Wars.

Verrà ricordata in futuro? Lotus promette che la Evija potrà essere caricata al 100% da colonnine da 350 kW in soli 18 minuti. Se ciò sarà fatto con successo, verrà ricordata come l’auto che rivoluzionò i tempi di ricarica, mentre se qualcosa andrà storto, passerà alla storia per il grosso blackout che provocherà. Scherzi a parte, tenendo conto che la potenza massima di carica retta dalle batterie è di 800 kW, si capisce come finalmente Lotus sia di nuovo davanti a tutti.

Concorrenti? Probabilmente, la concorrente più agguerrita è la Koenigsegg Jesko. Scegliere tra le due è come scegliere tra il dito indice della mano sinistra ed il dito anulare della mano destra. Ma tanto costano troppo: problema risolto…

Si può avere di più? Non bastano 2000 CV che spingono 1700 chilogrammi? Fa già abbastanza paura così, grazie.

Mazzanti Evantra

L’Italia è la culla dell’automobilismo sportivo, e proprio in Italia nasce la bellissima Mazzanti Evantra. Essa è qualcosa di molto speciale, poichè la costruzione è quasi completamente artigianale, e lo stile è abbastanza in controtendenza rispetto alle mode contemporanee, il che la rende ancora più interessante. Viene mossa da un V8 7.0 da 751 CV di origine americana, che le permette di raggiungere l’incredibile velocità massima di 360 chilometri orari.

Perchè dovrei scegliere questa? Per lo stile, per la bellezza che suscita, e per l’incantevole aura fatta di qualità che la circonda. E poi fa davvero un gran bel baccano.

Avrà successo? Vendere un’auto di questo tipo non è facile, soprattutto se si è un piccolo atelier artigianale. Mazzanti ovvia al problema, curando ogni minimo dettaglio delle 5 vetture che ogni anno escono dal loro laboratorio come se fossero opere d’arte. Non sono ancora stati visti per strada esemplari immatricolati, ma probabilmente ciò avviene perchè chi ne ha una, la custodisce gelosamente. Speriamo ci sia modo di vederla anche al di fuori dei raduni di supercar.

Verrà ricordata in futuro? “Evantra” nella mitologia etrusca è la divinità dell’immortalità. Speriamo sia di buon auspicio per quest’opera d’arte su ruote, che probabilmente vedrà il proprio valore innalzarsi verso l’alto.

Concorrenti? Certamente, questa vettura va a scontrarsi con la Porsche Carrera GT, la Lamborghini Countach, la Ferrari Enzo e la Ferrari LaFerrari. Si tratta di una Gran Turismo vecchio stile, e pertanto tra le auto fresche di fabbrica non ha eguali.

Si può avere di più? Certamente. Sono disponibili anche le versioni 771, potenziata di 20 cavalli e settata per la pista, e Millecavalli, che come suggerisce il nome, è una belva da un “chilocavallo” di potenza.

McLaren Speedtail

La McLaren Speedtail si presenta con un solo, semplice scopo: rivoluzionare il mondo del Grand Touring. Ammesso che il Grand Touring esista ancora. Si tratta di una lunghissima coupè a tre posti, con volante centrale e tanti dettagli eccessivi, come il logo frontale in oro da 60 mila euro. L’interno è fresco, moderno ed elegante, e sintetizza il concetto alla base di quest’auto: coniugare la classicità con gli elementi più moderni disponibili. Tra cui un V8 da 680 CV che collabora con un powertrain elettrico per raggiungere quota 1.050.

Perchè dovrei scegliere questa? Per la pulizia delle linee, per il fatto che si tratta di una vettura davvero unica nel suo genere, e per l’assoluto comfort.

Avrà successo? Sicuramente, dato che viene prodotta dalla casa di Woking. Se hanno saputo vendere 500 Senna ad una cifra spropositata rispetto alla vettura, sapranno farlo anche con le 106 Speedtail da 2 milioni e mezzo di euro. E certamente sul prezzo si potrà speculare molto.

Verrà ricordata in futuro? Di sicuro non diverrà un cult come la F1, ma potrebbe restare nel cuore degli appassionati di lusso e tecnologia, grazie all’incredibile lavoro di artigianato e scienza dietro a ciascun esemplare.

Concorrenti? Sul piano teorico, la Frangivento Asfanè potrebbe provare a “fare a pugni”, ma prima deve arrivarci sul ring. La vera concorrente è la Bugatti Chiron, ma se pensi di comprare una Speedtail, vuol dire che sulla Chiron sei già salito e non ti è piaciuta molto.

Si può avere di più? Per il momento sembra che il folle reparto di personalizzazioni MSO si limiterà ad una personalizzazione degli esterni in base alle esigenze del cliente. Niente versioni GTR quindi, per fortuna, dato che è fatta per correre in autostrada, non in pista.

Mercedes-AMG Project One

Il vostro team di Formula 1 preferito (o forse no) ha deciso di costruire una “cugina” della sua pluripremiata monoposto di F1 in modo da poter dominare anche le strade dei paradisi fiscali di tutto il mondo. Sotto il cofano, vi è il V6 della Formula 1 del 2015, che ha stranamente vinto il mondiale piloti e quello costruttori. Se McLaren avesse fatto una cosa del genere, internet si sarebbe intasato di meme sulla sua affidabilità. Fatto da Mercedes, invece, ciò risulta estremamente credibile, e fa tremare i denti ai proprietari delle varie P1, 918 e LaFerrari (o forse nemeno tanto).

Perchè dovrei scegliere questa? Perchè si tratta di un’auto creata in un costoso laboratorio con tecnologie all’ultima avanguardia e materiali di altissima qualità. Oltre al V6, infatti, monta ben quattro motori elettrici, che fanno sì che la vettura sia a trazione integrale.

Avrà successo? Sono state fatte 1.100 prenotazioni, anche se ne verranno prodotte solamente 275, tutte vendute alla cifra di 2.7 milioni di euro. Sicuramente, dietro a tutto questo vi è una grandissima speculazione, ma dato l’elevatissimo numero di hypercar che stanno venendo prodotte da ogni genere di Casa, non sarà poi così redditizia. In ogni caso, molti avranno comunque acquistato questa vettura perchè fiduciosi nei confronti del marchio.

Verrà ricordata in futuro? Certamente una vettura di questa portata non cadrà nel dimenticatoio.

Concorrenti? McLaren P1, LaFerrari e 918 sono i primi tre nomi che vengono in mente, ma non vanno dimenticate anche la Koenigsegg Jesko e la McLaren Speedtail. E probabilmente solo la Jesko può cavarsela in uno scontro su pista, mentre la Speedtail la batte solo dal punto di vista dell’estetica. Quella McLaren è un capolavoro.

Si può avere di più? Solo se rubate a Lewis Hamilton la sua monoposto…

Nio EP9

La Nio EP9 probabilmente l’avete già vista, essendo apparsa in The Grand Tour guidata da Richard Hammond, e molto probabilmente siete rimasti affascinati dalla velocità con la quale si lanciava in curva e ne ripartiva. Grazie a queste sue grandissime abilità su pista, la EP9 è riuscita a fregiarsi del titolo di “elettrica più veloce al ‘Ring”, titolo che ora i “vicini” giapponesi della Aspark vogliono strapparle con la loro Owl.

Perchè dovrei scegliere proprio questa? Perchè si tratta di una delle pochissime vettura con il valore della coppia (1.480 Nm) più elevato rispetto a quello della potenza (1.360 CV). Inoltre, la sua guida autonoma è così sviluppata da poterle permettere di fare un giro completo al Circuit of Americas in 2 minuti e 40.

Avrà successo? La Casa produttrice, Nio, prevede di produrne solamente 16, poichè non si tratta di una vettura dalla quale trarre profitto, bensì di un’auto da usare per promuovere la propria gamma, fatta dalla ES8 e dalla ES6. Di esse, tra l’altro, solamente 10 verranno vendute al “grande” pubblico, le altre 6 sono riservate ad i principali investitori del marchio.

Verrà ricordata in futuro? Finchè i suoi record saranno validi, sarà ricordata senz’alcuna ombra di dubbio. Poi però, come ogni vettura/vetrina, potrebbe cadere nel dimenticatoio nel caso in cui la Casa ritenesse che una hypercar elettrica che smonta i record nei tracciati più famosi del mondo non sia più necessaria.

Concorrenti? Come filosofia, l’auto che le si avvicina di più è la Dendrobium, ma provengono da culture e tradizioni completamente differenti, quindi la concorrenza si limita al fine delle vetture. Anche la Rimac può considerarsi pienamente sua rivale, in quanto vetrina della tecnologia del geniale fondatore.

Si può avere di più? Nio ha anche un team di Formula E. Okay, forse è meno interessante di questa vettura però…

Rimac Concept 2

Rimac è il costruttore che ha portato la rivoluzione elettrica di Tesla ai piani alti dell’automobilismo, costruendo la Rimac Concept One, e quindi se si parla di costruttori già “storici” per quanto riguarda le hypercar a batterie, è il primo a comparire in tale elenco. Con la Concept Two, il grande Mate Rimac è riuscito a creare qualcosa di ancora più performante, ma che sembri comunque civilizzato e confortevole. Sotto questa fluente carrozzeria, difatti, si cela un’unità elettrica che sprigiona 2.300 Nm di coppia. DUEMILATRECENTO. Significa che legando assieme 23 Panda 1.2 Pop si ottiene la stessa quantità di coppia di una Rimac.

Perchè dovrei scegliere proprio questa? Perchè sarebbe come scegliere una Ferrari 488 GTB o una Bugatti Chiron, ossia prendere l’erede della vettura che per prima ha iniziato il proprio genere, che si è poi arricchito man mano di “imitazioni”. E poi prendendo una Rimac si ha la certezza di avere tra le mani un prodotto dalla qualità impeccabile.

Avrà successo? Per vendere 150 esemplari, tutti ad un prezzo superiore al milione di euro, ci sono volute solo 3 settimane. In proporzione, è un successo paragonabile alle 918 918 Spyder vendute da Porsche nel giro di qualche mese.

Verrà ricordata in futuro? Se non nascerà subito una Concept 3, e saprà dimostrarsi all’altezza delle nuove rivali, di cui parleremo in seguito, la Concept Two potrebbe finire sulla bocca di tante persone. Non sarà facile, però, raggiungere i livelli di fama della “madre”, la Concept One. Essa ha avuto diverse occasioni per accrescere a dismisura la propria fama: la proposta iniziale, avanzata ancora agli inizi degli anni 2010, di creare una vettura in grado di ribaltare il mondo delle hypercar, il fatto di essere stata usata come vettura Safety Car nella prima stagione della Formula E e l’apparizione in The Grand Tour, con relativo schianto.

Concorrenti? Certamente la Dendrobium, la Nio e la Evija sono sue dirette rivali, ma non può importargliene di meno, dato che spesso e volentieri le rivali montano pezzi prodotti proprio da Rimac. Come la Pininfarina che stiamo per vedere. L’unica rivale che farà accendere grandi discussioni sarà la Tesla Roadster del 2020.

Posso avere di più? Per adesso no, ma chissà, magari in futuro ci saranno varianti ancora più estreme.

Pininfarina Battista

Vi intriga la meccanica della Rimac Concept One, vi piacciono le sue prestazioni da urlo, apprezzate tutto ciò che vi è dietro, ma vi piacerebbe avere un design più raffinato, più dolce, più italiano? Niente paura, Pininfarina ha operato proprio in questa direzione con la sua nuovissima creatura, la Battista. Con essa, Pininfarina ambisce ad entrare nel mercato delle automobili elettriche di lusso, facendo ciò che un carrozziere sa fare bene: prendere vetture dalle grandissime performance e renderle opere d’arte su ruote. Cosa che ha fatto con questa Rimac Concept Two.

Perchè dovrei scegliere proprio questa? Certamente per le performance: 1900 CV, 2.300 Nm di coppia, 0-100 in meno di due secondi… Ma anche per lo stile indistinguibile ed affascinante che la contraddistingue. Tra tutte le hypercar elettriche, è lei la più bella.

Avrà successo? Pininfarina vuole replicare il successo di Rimac, producendo 150 Battista da vendere in tutto il mondo grazie ad una ventina di negozi dedicati sparsi per il mondo. Il più vicino a noi pare sarà quello di Monaco, anche se, chissà, magari una gitarella a Milano se la fanno. Probabilmente riusciranno a “bissare” il traguardo dell’azienda croata, ma ci vorrà un po’ di tempo in più. Il prezzo, difatti, è ben sopra il milione.

Sarà ricordata in futuro? Le sue linee di certo non lasceranno indifferenti i designer delle altre case automobilistiche. Ho come l’impressione che quel frontale lo vedremo riproposto un po’ in tutte le salse.

Concorrenti? Il “giro” delle concorrenti è sempre quello: Evija, Dendrobium, Nio e Concept Two. Questa però ha dalla sua parte l’aspetto esteriore angelico e raffinato, che le rivali possono solamente invidiare.

Si può avere di più? Ora come ora no, ma va già bene così.

Saleen S7

La Saleen S7 oramai “gira” dagli inizi del ventunesimo secolo, ma sta per essere venduta nuovamente come vettura “nuova” da ciò che è divenuta ora Saleen: un marchio cinese di vetture di ogni tipo. Il compito della S7 è quindi quello di fare pubblicità a buon mercato a questo marchio risorto dalle sue ceneri grazie agli oramai immancabili investimenti cinesi. Dopotutto, Saleen era in difficoltà finanziarie, e di certo ci saranno state auto invendute in qualche magazzino. Dopotutto, questo marchio ha già fatto una cosa simile con le Artega GT invendute, che a quanto pare erano parecchie.

Perchè dovrei scegliere proprio questa? Certamente, chi sceglierà questa vettura lo farà per le prestazioni promesse: 1500 cavalli, 0-100 in 2.2 secondi, 1800 Nm di coppia ed una spaventosa velocità massima teorica di 480 chilometri orari. Se poi sei un fan dello stile di inizio millennio, allora è la vettura giusta per te.

Avrà successo? Probabilmente tutte le Saleen S7 prodotte da questa “nuova” Saleen saranno vendute. Dopotutto, la Cina è grande, e di certo ci saranno più persone disposte ad accaparrarsene una rispetto alle S7 che saranno effettivamente prodotte. E poi ha un nome ed uno stile già visti, il che paradossalmente potrebbe favorirne le vendite.

Sarà ricordata in futuro? Se riuscirà a raggiungere i 480 chilometri orari promessi, di sicuro ce la ritroveremo sui libri. Altrimenti resterà nelle “noticine” a piè di pagina di libri sulle automobili abbastanza ampi da riservare una pagina alla Saleen S7.

Concorrenti? L’unica concorrente ora come ora è la Frangivento Asfanè. Entrambe le vetture hanno un design un po’ retrò, sono conosciute solo dai più “studiati” degli appassionati e hanno molta voglia di dire la loro in un mercato in cui spesso la pubblicità fa vendere più auto rispetto alla qualità effettiva.

Si può avere di più? Di più no, ma si possono avere due altre “annate” di Saleen S7: la 2017, primo tentativo di resuscitarla detto anche Le Mans Edition, e la 2001-2006, l’originale.

Axion23

Techrules Ren

Avete mai pensato che montare una turbina all’interno di una vettura fosse una buona idea? No? Gli ingegneri di Techrules sarebbero in disaccordo con voi. Essi, difatti, hanno progettato assieme all’Italdesign di Giugiaro una hypercar su cui si possono montare fino a 6 motori ed una turbina, per produrre 1.287 CV, ma si possono scegliere anche configurazioni meno estreme, a due o quattro motori, da 429 e 858 CV. L’auto è molto particolare per un altro motivo: ha una sola portiera, che si solleva al centro della vettura.

Perchè dovrei scegliere proprio questa? Se stai cercando qualcosa di unico, originale e mai visto prima, la Ren è la vettura che fa per te. Non vi sono auto nemmeno lontanamente simili al mondo, e l’effetto “wow” è garantito.

Avrà successo? Techrules prevede di produrne 10 all’anno, e molto probabilmente sarà possibile venderne più di 10 all’anno, anche solo grazie all’esclusività data dalla turbina.

Sarà ricordata in futuro? Sul web non se ne parla molto, ma non è un grande problema. Se il sistema a turbina dovesse rivelarsi efficiente, sarà certo che il nome “Ren” non cadrà nella botola del dimenticatoio.

Concorrenti? Trovare un’auto che possa farle concorrenza è davvero difficile.

Si può avere di più? Sì, per chi cercasse ancora più performance ed un assetto pistaiolo, Techrules produrrà anche la Ren RS. Ed è spettacolare.

 

 

 

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