Le 5 vetture più stravaganti mai prodotte da Zagato

In Italia vi sono fior fior di carrozzerie artigianali che nel corso degli anni hanno saputo regalare all’umanità capolavori di rara bellezza, e tra di essi ve n’è uno che gode di maggior fama. Parliamo di Zagato, atelier centenario fondato da Ugo Zagato nel 1919 in una ambiziosissima Milano che stava ancora finendo di ripulirsi dai resti dell’ultima Guerra Bianca, ma che già guardava al futuro con speranza.

Nel corso degli anni, Zagato ci ha regalato capolavori di grandissima eleganza, come le Alfa Romeo 6C e 8C degli anni’30 e le più recenti Alfa GT Junior Zagato, Aston Martin DB7 Zagato e DB AR1.

Oltre ad essi, però, ha presentato alcune vetture decisamente stravaganti, e in questo articolo vedremo assieme di quali vetture si tratta, e che storia vi sia dietro.

Alfa Romeo TZ 3

EMWC

Nel 2009, per festeggiare il centenario del Biscione, gli artigiani di Zagato hanno iniziato a plasmare l’alluminio ed il carbonio per dar luce alla TZ3 Corsa, omaggio ad alte prestazioni alle prime “rosse” dell’automobilismo italiano, quali la TZ1 e la TZ2.

EL MONTY

L’atelier milanese, però, non era l’unico ad aver preso questa iniziativa. Difatti, mentre la TZ3 era ancora in itinere, altre due eccellenze del Made in Italy avevano posto i loro omaggi all’Alfa Romeo: Bertone aveva convertito una 8C nella “Pandion”, mentre Pininfarina aveva trasformato una Spider in una “2ettottanta”.

Laszlo Daroczy

Occorreva quindi distinguersi da questi due progetti, e Zagato ha avuto successo nell’obiettivo, proponendo non una semplice concept marciante, bensì una vera e propria auto da corsa, divenendo così un omaggio vero e proprio agli antichi fasti.

richard

La TZ3 Corsa viene presentata al Concorso d’Eleganza di Villa D’Este, sul lago di Como, e lo stile a “codatronca” stupisce la severa giuria, al punto da regalarle il Design Concept Award 2010. Sotto il cofano si cela il V8 della 8C, mentre la base è costruita artigianalmente da Zagato. Il telaio è fatto di una vasca in fibra di carbonio e di una struttura tubolare d’acciaio, mentre la carrozzeria è in alluminio. Queste soluzioni fanno si che la TZ3 Corsa pesi solamente 850 Kg.

Exfordy

Un anno più tardi, in seguito all’acquisizione del marchio Chrysler da parte di quello che ora si chiama “FCA Group”, diviene possibile creare una serie limitata di vetture stradali ispirate alla TZ3 corsa, poichè si ha la disponibilità di una base più moderna ed efficiente di quella della 8C, e non si deve più ricorrere alla costosissima soluzione del telaio tubolare.

Crown Star Images

La base in questione è nientemeno che la rude Dodge Viper ACR, l’ultima auto che ci sarebbe venuta in mente parlando di Zagato. In realtà, però, si tratta della migliore vettura in assoluto per questo progetto, poichè, come la TZ3 Corsa, è caratterizzata da un lungo cofano e da un retrotreno quasi inesistente.

Alexandre Prevot

Oltre al telaio, però, è stato adottato pure il motore della Viper, l’enorme V10 8.4 da 600 cavalli e 760 Nm di coppia, la quintessenza della filosofia yankee e delle muscle car americane. Non c’entra molto con una vettura che dovrebbe omaggiare le vecchie auto da corsa italiane, diametralmente opposte alla filosofia Dodge, ma ciò non ha alcuna rilevanza in questo contesto.

Ben

Ha ben più rilevanza lo stile della carrozzeria, che è il fulcro del progetto, stile che nel caso della TZ3 è a dir poco stravagante. Assomiglia molto alla “Corsa”, ma è più “sbagliata”. Il frontale perde l’eleganza del modello da competizione, risultando più aggressivo, ma risulta comunque molto piacevole allo sguardo. Il retrotreno è molto originale, dotato di uno stile unico, di rottura con i canoni estetici a cui siamo stati inconsciamente abituati, quasi provocatorio…

Ben

Okay no, possiamo raccontarla come vogliamo, ma quella coda poteva essere più riuscita. Guardandola dal retro, vengono alla memoria prima di tutto la Honda Civic del 2006 e la Toyota Prius, a causa del lunotto posteriore frammentato in due parti. La sezione posteriore colorata di nero, i vetri che fanno un tutt’uno creando una sorta di aureola fluttuante sul tetto, i fanali tondi e la targa troppo in alto risultano fin troppo originali, e fanno sì che a livello estetico la Stradale non possa competere con la Corsa. E di lato è ancora peggio: sembra che qualcuno stesse disegnando una bella auto, ma il foglio era troppo piccolo e si è dovuto concludere il capolavoro con un taglio netto che sa di incompleto. Peccato, perchè se il retrotreno fosse stato all’altezza dell’avantreno, si avrebbe avuto un capolavoro assoluto.

Autech Zagato Stelvio AZ1

Bucht-T

Autech è un preparatore di Nissan sconosciuto a noi europei, dato che la sua influenza è limitata al mercato giapponese. Ha creato versioni personalizzate delle celebri Skyline R32 e Silva S15, ma anche delle ben meno esotiche Cube e X-Trail.

Nel 1987 questo preparatore ha dato il via ad una partnership con Zagato per produrre una serie limitata di 200 esemplari più tre prototipi basati sull’ammiraglia di punta della gamma Nissan dell’epoca, la maestosa Leopard. Il piano risulterà però troppo costoso, e per questo motivo sulle strade giapponesi sono state immesse solamente 104 di queste vetture, denominate “Autech Zagato Stelvio AZ1”.

Tennen-Gas

Doveva essere una partnership volta a produrre una regale fuoriserie da affidare agli aristocratici dai palati più fini, ma l’incontro tra stile italiano e giapponese è stato più che altro uno “scontro”, che ha prodotto come risultato una vettura che non è esattamente bella ed elegante…

L’estetica della vettura risulta difatti non molto gradevole, almeno ai gusti di noi europei, soprattutto a causa del frontale, rovinato da due eccentriche prese d’aria ai lati del cofano e da una di dubbia forma attorno allo stemma, e del retrotreno, caratterizzato da una striscia continua di fari invecchiata decisamente male. Ha però un pregio: è rarissima, ma il suo valore è abbastanza basso. In Italia vi è un esemplare in vendita vicino a Brescia per soli 53.000 euro, e nel caso in cui si abbia la possibilità, vale la pena di darvi un occhiata. Tra 10 anni varrà quattro volte tanto.

Lancia Hyena

Tony Harrison

La Lancia Delta Integrale è divenuta una sorta di divinità intoccabile ed incriticabile. Anche solo sfiorarne una significherebbe commettere un’eresia, figurarsi prenderne 25 e trasformarle in una coupè completamente differente.

Paul Koot, distributore delle vetture marchiate Lancia nei Paesi Bassi, è riuscito nell’impresa, affidando a Zagato il compito di produrre questa manciata di sportive. La gestazione di questa vettura, però, non è stata per niente facile. Al gruppo Fiat, difatti, l’idea non piaceva al punto che l’unica concessione che fecero a Koot fu di poter porre il marchio Lancia sulla propria creatura. Toccò quindi all’intrepido ideatore l’ingrato compito di procurarsi 25 Delta Integrale da spedire a Zagato per essere convertite.

Il risultato è una curiosa sportiva, dallo stile che anticipa fortemente quella che sarà la serie successiva della Delta. Le linee sono davvero molto originali, con un frontale aggressivo ed un retrotreno tondeggiante e molto piacevole. Presenta alcune soluzioni molto originali, come il parabrezza posteriore molto inclinato ed il tappo del serbatoio appena sotto di esso.

In conclusione, si tratta di una vettura dallo stile molto anticonvenzionale ed originale, un po’ stravagante, ma che fa breccia. Ho avuto la fortuna di vederne una dal vivo, e posso affermare che risulta davvero molto piacevole.

Ferrari F.Z.93

Brian Sneson

Di Ferrari non esattamente mozzafiato ne sono esistite parecchie, basti pensare alla Dino GT4, alla 412 o alla F512 M, ma ognuna di esse comunque sa risultare piacevole alla vista da plurime angolazioni.

Vi è però un’eccezione, data dalla stravagante F.Z.93 Zagato, un’accozzaglia di parti non in armonia tra loro sulla base della F512 M, definibile come tentativo di transizione tra lo stile “squadrato” degli anni ’90 e quello moderno. Purtroppo, però, non si tratta di una previsione di futuro particolarmente positiva, dato che in quest’auto vi sono tanti elementi stravaganti che non riescono ad entrare in sintonia.

Il frontale presenta una prominenza verso l’avanti che è stata ripresa su alcune creazioni di Sbarro o di Mansory (vedi questo articolo per saperne di più). Dovrebbe ricordare le Formula 1, ma non è particolarmente riuscito… L’unica nota positiva è data da un interessante particolare nel posteriore, due particolari profili d’alluminio che partono dal lunotto ed arrivano al terminare del posteriore. Il resto lo lasciamo commentare a voi…

Fiat 500 coupè Zagato

Alexandre Prevot

Nel 2011 al Salone di Ginevra una macchiolina gialla brillava tra le luci dei più belli padiglioni della fiera. Si trattava di una 500 molto particolare, caratterizzata da un retrotreno molto più spiovente del normale, che doveva poi essere commercializzata in giro per il mondo, anche se il progetto è morto in itinere.

Norbert Aepli

Il frontale non ha subito grandi modifiche, mentre è il retrotreno il motivo per cui quest’auto è apparsa in questa lista. Osservando il tre-quarti posteriore, difatti, sembra di trovarsi davanti ad un incrocio tra una Lancia Ypsilon ed una Fiat 500, e difatti dopo la presentazione di questa concept, nei saloni europei è apparsa la moderna compatta Lancia.

Ed ecco terminato il nostro articolo!

STAY TUNED, perchè stiamo per raggiungere quota cento…mila visite, e quando ciò avverrà, pubblicheremo un articolo speciale tutto da godere. Piccolo indizio: non saremo in Italia…

 

 

 

 

 

 

 

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