Cinque cose che (forse) non sapevi riguardo Subaru

Subaru è uno dei nostri marchi preferiti, essendo un marchio capace di restare eccentrico pur proponendo vetture normali ed estremamente affidabili. Okay, non se ne vedono molte in giro, specie se abitate in città, ma nei luoghi in cui servono robustezza, assetto rialzato e quattro ruote motrici, state pur certi di trovarne a bizzeffe, specie modelli preistorici ultrachilometrati che però continuano a funzionare. Tutto questo però già lo sapevate. Ecco invece 5 fatti curiosi molto meno noti riguardo Subaru.

1- Lo stemma ha un doppio significato

Tutti i diritti appartengono ai rispettivi proprietari

Spesso in ambito giornalistico ci si riferisce a Subaru come “Casa delle Pleiadi”, rifacendosi alla costellazione raffigurata sullo stemma di queste vetture. Tale costellazione, però, non è stata presa a caso, ma è stata usata per raffigurare le 6 aziende che dopo la Seconda Guerra Mondiale, in un Giappone provato dalla sconfitta, si sono fuse assieme per dare origine alla Fuji Heavy Industries. Una semplice prova esterna è data dal fatto che, mentre nella costellazione le stelle sono 7, nello stemma Subaru ce ne sono solo 6.

2- Hanno costruito la kei car più veloce di sempre

Di Alexander Jones  GFDL (http://www.gnu.org/copyleft/fdl.html), da Wikimedia Commons

Subaru è strettamente legata alla Casa automobilistica inglese Prodrive, alleanza durata a lungo grazie anche ai numerosissimi successi ottenuti nei rally. Tra una tappa e l’altra, però, nei laboratori Prodrive è nato un autentico mostro, una Subaru R1, piccola kei car giapponese, da 345 cavalli. Questa bizzarra supercar era stata disegnata da Peter Stevens, creatore tra l’altro della McLaren F1, e montava soluzioni tecniche innovative sviluppate grazie all’esperienza rallystica, come l’anti-lag per contrastare il turbo-lag, e un differenziale posteriore controllato elettricamente. Stig l’ha portata sul circuito di Top Gear, dove, con un tempo di soli 1 minuto e 24 secondi ha battuto la spaventosa TVR Sagaris, l’Audi R8 e la Aston Martin Vanquish, nonostante costasse meno della metà. Il suo valore, infatti, era stimato da Prodrive per valori compresi tra 40 e 50 mila sterline, ossia sui 50 mila euro in Italia, ma, sfortunatamente, nessuno ha potuto sborsare quella cifra per comprarsene una. Infatti la P2, così si chiamava questo folle progetto, non ha mai visto la luce.

3- Subaru è fiera di avere pochi clienti

Dall’archivio media Subaru

La frase a prima vista potrebbe sembrare un semplice slogan pubblicitario, dato che non rincorre alcuna logica di mercato tale ragionamento. In realtà, è alla base della filosofia Subaru, che consiste nel non procacciarsi clienti con svendite a basso prezzo o creando prodotti di qualità inferiore, ma nel rendere completamente soddisfatto il maggior numero possibile di clienti. E, grazie alla proverbiale affidabilità, alla qualità costruttiva ed all’impostazione “pragmatica”, che ben si adatta ai gusti dei potenziali acquirenti, riesce praticamente sempre nel suo intento. Qualcuno potrebbe obiettare quindi che la gamma Subaru non copra l’intera fascia di mercato, ma che si rubi clienti da sola, mettendo auto praticamente identiche nello stesso segmento, ma è anch’esso un modo per rendere soddisfatte tutte le nicchie di clienti-tipo.

Il nome della Subaru BRAT è stato un grosso errore

Dall’archivio Subaru

La Subaru BRAT era un solido pick-up prodotto da Subaru tra il 1978 ed il 1994, erede spirituale della Baja. Il nome era un acronimo, che stava a significare Bi-drive Recreational All terrain Transporter, ad indicarne praticità e capacità fuoristradistiche, ma questo acronimo aveva un difetto, corretto a posteriori. La parola “brat”, infatti, significa “moccioso” in inglese, e per questo nei paesi anglosassoni in cui la parola ha un’accezione maggiormente negativa, Regno Unito ed Australia, era noto come “284” o “Brumby”.

I pregiudizi sui proprietari sono quasi sempre fondati

Il pregiudizio di un guidatore di Subaru tipico entrato nell’immaginario collettivo è quello di un uomo abbastanza “maturo” per aver visto la Impreza WRX trionfare per un decennio nei rally ed innamorarsene, che non bada particolarmente all’immagine ma alla sostanza, che predilige la montagna al mare, che monterebbe volentieri un bullbar anteriore e che appena si ritrova a dover partire da un parcheggio ghiaioso o innevato, parte sgommando. Non è esattamente la persona migliore a cui chiedere consigli su come vestirsi ad una cena elegante, ma se cercate lo spirito avventuriero, è molto difficile trovare di meglio. Non fate vedere un’Audi Q2 o una Discovery Sport ad un Subarista, potreste fargli del male, mentre potete tranquillamente esaltare le doti di una Mitsubishi Evo in sua compagnia, dato che l’astio Impreza-Evo è alimentato unicamente da persone che non hanno né l’una nè l’altra. Le uniche due auto che fanno eccezione sono la BRZ, troppo improntata all’uso stradale per essere una vera Subaru, ma comunque un’ottima vettura, e la XV, resa popolare dalla crossover-mania, al punto da “snaturarne l’origine”.

Autore dell'articolo: Yuk4woo

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