I 10 peggiori flop automobilistici degli ultimi vent’anni

Le strategie di marketing, le ricerche di mercato, l’inseguire nuove tendenze, sono tutte tattiche applicate dalle Case per andare sul sicuro al momento del lancio di un nuovo modello. I veri “colpacci”, però, sono stati fatti da chi ha osato, da chi ha creato un nuovo genere di vettura partendo da zero. Osando, però, non sempre si ottengono i risultati sperati, e difatti seguendo questa strategia sono nati colossali flop a quattro ruote. In questa top ten noi di Yuk4woo abbiamo riunito i 10 peggiori fallimenti dell’ultimo ventennio, basandoci su dati di vendite e soprattutto su un altro dato, molto più accurato, ossia: “se ne è mai vista una per strada?”.

Aston Martin Cygnet

Crediti immagine: Alexandre Prévot, da Nancy, Francia, tramite Wikimedia Commons

Aston Martin nel 2011 si trovava in acque abbastanza cattive, perchè la propria gamma non rispettava la media di emissioni imposta dall’UE, la stessa normativa che ci ha portato la Subaru Trezia, per intenderci. Per evitare di cadere in basso, hanno deciso di cadere ancora più in basso, montando la tipica “bocca di squalo” Aston Martin su una vettura non esattamente esotica, la Toyota IQ, che più che un’automobile sembrava una barzelletta e se questa fosse una top 20 la avreste ritrovata pure in questo articolo. Ulrich Bez credeva molto in quest’auto a quanto pare, arrivando a dire che avrebbe venduto 4.000 unità all’anno. Ora, che dicesse ciò perchè ne era convinto, o che lo facesse solo per rendere soddisfatti gli Europarlamentari di turno, non spetta a noi saperlo, fatto sta che non si sa bene dove potessero trovarsi 4.000 persone che decidessero di spendere 40.000 euro per un’auto piccola, scomoda, brutta ed imbarazzante. Doveva rivolgersi alla nicchia delle signore chic che si spostano in città, dimenticandosi però che se qualcuno possiede 40.000 euro, ed è ossessionato dall’apparenza, acquista una Classe A pluri-accessoriata.

Giudizio: quando una sola auto basta a rovinare la reputazione di un marchio.

DR CityCross

Crediti immagine: Corvette C6R, tramite Wikimedia Commons

Brutta. Brutta. Brutta. Brutta. Brutta. Per parlarne, potrei semplicemente ripetere la parola brutta per 5 righe, e sarebbe il modo migliore per descriverla. Costruita dalla DR, ossia dalla Casa automobilistica più disonesta del mondo, che si limita a portare delle Chery in Italia e cambiarne stemmi e poco altro, nonostante si fosse fatta presentare in anteprima come “sorella della Saleen S7” e si dichiari “azienda italiana”, la CityCross non è altro che un’ingenua corsa alla nuova tendenza dei crossover, andando a creare una vettura di scarsa qualità, dal design imbarazzante, che mette a repentaglio la vostra identità solo a passarvi davanti. Non era altro che una Chery X1 con uno stemma DR, e con gli interni non così spartani, ma ugualmente low cost. Nonstante sia rimasta in produzione per ben tre anni, ne sono stati venduti pochi esemplari, e poichè nel contempo è terminata la distribuzione della Chery Tiggo, che era chiamata DR5, e la Chery QQ-DR1 non era un ottimo paracadute, la fabbrica DR, costruita in Molise per avere sostanziosi contributi dallo Stato, ha iniziato a vedersela brutta, arrivando in procedura concorsuale, sia pure in continuità produttiva.

Giudizio: meglio sorvolare

Honda CR-Z

Crediti immagine: IFCAR, tramite Wikimedia Commons

Presentata nel 2010 come erede della Honda CRX, della quale riprende solamente l’estetica coupeggiante, da subito ci si chiedeva se ne sarebbe stata una degna erede, poichè una “sportiva” ibrida finora non si era mai vista, né si pensava che un giorno le più potenti sportive sarebbero state ibride. Ma, ammettiamo pure che sia una pioniera della McLaren P1; resta comunque un auto pessima. Le prestazioni non erano neanche così male, con lo 0-100 in soli 8 secondi (in modalità SPORT), soprattutto contando che sotto ci siano solo 115 cavalli. Honda prevedeva di venderne 40.000 l’anno, ma non ha avuto successo da nessuna parte. Oltre a fanatici del JDM, che le hanno modificate estremamente, e a ragazzi poco intenditori che cercavano un’auto che sembrasse sportiva, non aveva poi questa grande fascia di mercato a cui rivolgersi. Lo stile della carrozzeria, per carità, può anche piacere, ma se questa è la vera erede della CRX, voglio la macchina del tempo.

Giudizio: non brillante come ci si aspettava.

IVECO Campagnola

Crediti immagine: Maxx1972, tramite Wikimedia Commons

La Mercedes Classe G è un bestseller, venduta e osannata in tutto il mondo. La Land Rover Defender, fino a quando è rimasta in produzione, ha garantito enormi ricavi per Land Rover, diventando un cult vendutissimo. “Perchè non buttarsi in questo business”, hanno pensato in Iveco, senza tenere però conto di una cosa. Il successo di tali vetture, ossia fuoristrada grezzi ed ex-militari con interni di lusso, non esiste in Italia, dove chi ha una Defender, la usa come “trattore”, e le Classe G sono usate con il loro vero scopo di fuoristrada, eccetto rari casi. Pensare di avere successo vendendo un’auto simile, ma soffermandosi principalmente al mercato italiano, non è stata una scelta acuta, anzi. Sarebbe stato molto meglio esportarle nei paesi arabi, e in Russia, dove questo genere di vetture è particolarmente apprezzato dalle aristocrazie locali, avrebbe ottenuto un successo clamoroso. Invece, questa Iveco Massif ingentilita è tutt’oggi usata come “trattore”, e Santana, l’azienda che produceva sia la Campagnola che la Massif, è fallita, proprio a causa di questa scelta di mercato non oculata.

Giudizio: l’auto giusta nel mercato sbagliato.

Lancia Flavia

Crediti immagine: M93, tramite Wikimedia Commons

O forse sarebbe stato meglio scrivere: “Chrysler 200 con stemmino anteriore Lancia”. Quella che doveva essere la rinascita della Lancia, l’auto erede delle leggendarie cabriolet anni ’70, sinonimo di lusso e qualità italiane, non era altro che un’asettica cabriolet, dalle forme tutt’altro che accattivanti, con motori solamente benzina e progettata per gli States. Si tratta quindi della stessa storia delle DR, ossia un prodotto fintamente Made in Italy, rimarchiato per sembrarlo, che però è percepito dal pubblico come tale, e ciò ne causa l’insuccesso. Il fatto che dopo un’anno e mezzo la sua presentazione, fosse già stata ritirata dal mercato, la dice lunga. Faceva parte, assieme alla Thema ed alla Voyager, di un disperato tentativo di risollevare il marchio Lancia portando in Italia re-badge di vetture americane. Sappiamo tutti come è finita…

Giudizio: troppo asettica per essere una Lancia, troppo inutile per essere una Chrysler.

Maybach 57

Crediti immagine: Ben Xenatech, tramite Wikimedia Commons

Dimenticate quello che dicono i rapper, la Maybach 57 era pessima. Doveva essere una sorta di progetto retrò, ispirato alle lussuose berline tedesche anni ’30, rispecchiarne esclusività, fascino ed efficienza, ma qualcosa è andato storto. La vettura si andava ad inserire in una fascia di mercato molto ristretta ed elitaria, assieme alla Rolls Royce Phantom, che dominava incontrastata, ed alla Bentley Mulsanne, che conquistava i facoltosi che non volevano una Rolls, e non aveva quindi un’ampia potenziale clientela. In più, la meccanica della Maybach era obsoleta, anche per il fatto che sia rimasta in vendita per 10 anni senza sostanziali cambiamenti, e ciò ha di certo intaccato la sua immagine. Il tempo non è stato clemente con lo stile della vettura, che è invecchiato precocemente, e a guastare ulteriormente la situazione, ci si è messa pure la crisi economica mondiale del 2008, e acquistare un’auto da 378.000 euro in periodo di crisi non è esattamente ciò che ha fatto la clientela. Nel 2012 Mercedes ne ha terminato la produzione, senza che la Maybach fosse riuscita a portare i risultati sperati.

Giudizio: così eccessiva che neanche gli amanti dell’eccesso la volevano.

Mercedes-Benz CLC

Crediti immagine: OSX, tramite Wikimedia Commons

Già definirne la categoria di appartenenza risulta un’impresa ardua. Una coupè, no una compatta, o forse una Classe C tre porte? Possiamo provare a paragonarla alla Volvo C30 ed alla BMW Serie 3 Compact, nel segmento poco fortunato delle coupè tre porte basate su pianali compatti. Il design è molto piacevole, specialmente nella coda, che termina piacevolmente con una striscia di LED, ma a quanto pare non è bastato ad attirare il pubblico verso l’acquisto di una vettura non esattamente pratica. Il listino dei prezzi partiva da cifre molto basse, sotto i 30 mila euro, cosa inusitata per una Mercedes, ed anche la versione più spinta, il V6 da ben 272 cavalli di potenza massima, partiva da meno di 40 mila euro. Era quindi anche una sportiva a buon mercato, con prezzi tutt’altro che proibitivi, ma nonostante tutto questo non è riuscita a bissare i risultati ottenuti dall’antenata, la Classe C Sportcoupé.

Giudizio: l’auto c’era, la clientela no.

Nissan Cube

Crediti immagine: TTTNIS, tramite Wikimedia Commons

In Giappone, le città sono invase da tante piccole automobili rettangolari che sfrecciano a 5 chilometri orari nel traffico. Qualche mente malvagia e diabolica avrà pensato che sarebbe stata un’ottima idea proseguire l’invasione, dirigendosi in Europa, dove ogni Stato ha la sua citycar per eccellenza, l’Italia la 500, la Germania la Polo, La Spagna la Ibiza, la Francia la 208, l’Inghilterra la Corsa, convinto di poterci entrare in competizione. Doveva essere quindi un tentativo di stravolgere le abitudini ed i gusti di noi Occidentali, già intrapreso dalla Daihatsu Materia, che sappiamo quanto abbia venduto… In realtà, prevedibilmente, ne sono state immatricolate “ben” 251 dopo un’anno dal suo arrivo in Italia. Per risollevare la situazione, un autentico genio ha proposto la commercializzazione di un 1.5 da 110 cavalli, che ha venduto l’esorbitante cifra di… 21 esemplari. Praticamente, risulta più facile imbattersi in una Lamborghini Aventador. Oltretutto, la linea esterna è davvero sgradevole, con il retro che sembra più l’oblò di una lavatrice e la meccanica su cui si basa è condivisa con due grandi esempi di automobile ben fatta: la Nissan Note e la Renault Modus, due simpatiche barzellette a quattro ruote.

Giudizio: bella come una Juke, entusiasmante come una Note.

Peugeot 4007

Crediti immagine: Matthias93

La Mitsubishi Outlander non stava ottenendo i successi sperati in Europa. Allora, forte dell’alleanza con il gruppo PSA, trovò un’idea geniale: creare due concorrenti identiche con marchi più popolari in Europa, la Citroen C-Crosser e la Peugeot 4007. Proprio la 4007 possiamo dire essere stata la più “sfortunata”, con appena 1130 esemplari venduti in 6 anni di produzione. Un successone clamoroso… L’auto in sè non era affatto male, con motori performanti, un prezzo più che onesto, e dotazioni di serie di alto livello, ma non è riuscita ad emergere nel mercato delle SUV per diversi motivi, soprattutto perchè la Nissan Qashqai spopolava grazie alle politiche commerciali aggressive ed a campagne pubblicitarie grandiose, mentre Peugeot da questo punto di vista ha lasciato un po’ a desiderare, soprattutto perchè storicamente Peugeot non è un costruttore di fuoristrada. E poi, si trattava pur sempre di un re-badge di un’altra vettura, e già per questo non poteva avere successo. Lezione da tenere a mente. La sfortuna della serie si è trasmessa anche all’erede, la Peugeot 4008, che in Italia non si è manco mai vista.

Giudizio: hanno venduto più Ferrari F40 che Peugeot 4007…

Saab 9-4X

Crediti immagine: dall’account Flickr di Michael

Il destino di Saab lo conosciamo tutti. Bancarotta nel 2011, molti esemplari invenduti abbandonati, interruzione immediata della produzione, non esattamente una bella fine. La vera domanda è: come sia possibile che una Casa come Saab, che ha venduto nel corso degli anni un numero spropositato di automobili, e che nel passato era pure venerato come uno dei produttori più modaioli del momento, si sia ridotta così? La risposta va cercata negli ultimi modelli prodotti da Saab, tra cui troviamo anche la più sfortunata di tutte, la 9-4X, che nell’unico anno in cui è stata prodotta, ha venduto solo 573 esemplari, meno della Lamborghini Aventador SV. Il motivo di tale insuccesso va trovato inizialmente nella scelta dei motori, perchè un V6 da 300 cavalli all’interno di un crossover si sa che non potrebbe vendere, perchè consumerebbe troppo, e pagherebbe pure il superbollo qui in Italia, e pagarlo per un’auto che in cambio è solo più reattiva allo stop, non vale la pena. E poi c’è la solita questione Qashqai, perchè in quegli anni dominava incontrastata, contagiando il mondo con la crossover-mania, spingendo tante case, tra cui Saab, a credere in questo segmento, senza però lasciare libere fette di mercato sufficienti per tutti.

Giudizio: troppo potente. E sì, in questo caso è un vero problema.

Pronostico : Kia Stinger

Fotografia: di Kevauto da Wikimedia Commons.

Non sarebbe esattamente corretto fare pronostici appena dopo l’uscita di una vettura, ma a quanto pare, c’è un’auto destinata ad entrare a far parte di questa lista, uscita da poco dalle linee di produzione. Si tratta della Kia Stinger, tentativo coreano di replicare il successo dell’Audi A5, ma la storia ci insegna che, se un produttore non è percepito come premium dal pubblico, nessuno comprerà mai una vettura di lusso da esso. Esempi sono la Fiat 130, la Hyundai XG30, la Skoda Superb e la Lancia Thesis.

E voi lettori, quali altre auto ritenete siano state un flop? Fatecelo sapere nei commenti!

Crediti immagine di copertina: Tom Hipster da Miami Beach, Germania
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Autore dell'articolo: Yuk4woo

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